QUEL PASTICCIACCIO BRUTTO DELLA METROPOLITANA

IL COMUNE PERDE LA CAUSA

In questi ultimi giorni – la sentenza è del giugno scorso ma solo ora si è diffusa la notizia – abbiamo saputo che il Comune di Brescia ha perso la prima battaglia giudiziaria con Cassa Depositi e Prestiti sul mutuo della metropolitana. Per anni aveva tentato la strada della mediazione con la società parastatale circa l’entità della penale che avrebbe dovuto pagare per estinguere anticipatamente il mutuo acceso per la costruzione della Prealpino- Sant’Eufemia. L’unico risultato che era riuscita a spuntare- come vedremo- era stato una dilazione sui tempi, spalmando il debito su più anni.

L’ Amministrazione Del Bono aveva alla fine deciso di portare la CDP in tribunale. Era il 2017.

La causa si è trascinata per ben sette anni tra memorie, rinvii e cambi di giudici. Infine la sentenza che ha dato torto ai ricorrenti Comune di Brescia e Brescia Infrastrutture. Quest’ ultima aveva depositato il ricorso in quanto, da proprietaria della metropolitana, titolare del mutuo sottoscritto per la sua realizzazione. Bocciata dunque la richiesta di riconoscere la gratuità del mutuo e la restituzione di tutte le rate pagate poiché i termini originari del contratto erano tali da dover essere considerati usurari.

Non solo. La XVII Sezione Civile del tribunale della capitale oltre a rigettare le domande avanzate dall’allora Amministrazione Del Bono, ha condannato Palazzo Loggia e la sua società al pagamento delle spese di lite liquidate in 49.133 euro oltre accessori di legge, da versare a favore di Cassa Depositi e Prestiti e Banca Bper (subentrata nel rapporto a Ubi Banca), chiamata in causa quale istituto bancario presso il quale sono aperti il deposito vincolato e il conto corrente necessari per la gestione delle operazioni relative al prestito. La Giunta Castelletti informata dell’esito del primo grado di giudizio ha deciso di andare in appello.

UNA DISASTROSA VICENDA BIPARTISAN

La vicenda di una metropolitana tra le più corte del mondo, che ha rischiato però di portare al tracollo le finanze comunali a causa dei suoi costi, è esemplare, perché coinvolge nel corso di decenni l’intero ceto politico bresciano e lo inchioda alle sue responsabilità.

L’idea e la realizzazione della metropolitana di Brescia sono state infatti il risultato di un lungo processo che ha coinvolto diverse amministrazioni nell’arco di circa trent’anni. 

Se non è possibile attribuire quindi l’opera alla volontà di un singolo sindaco, poiché l’iniziativa è maturata nel tempo, a partire dai primi studi di fattibilità negli anni ’80, fino all’inaugurazione della prima linea nel marzo 2013, alcune responsabilità sono tuttavia più evidenti di altre.

Di sicuro l’ex sindaco del PD Paolo Corsini, a capo dell’ amministrazione per un totale di 12 anni, suddivisi in tre mandati distinti, dal 1992 al 1994 dal 1998 al 2008, fu un grande sostenitore e promotore dell’opera.

Fu Corsini a varare il progetto ed inaugurare i lavori dell’opera. La metropolitana fu poi completata e inaugurata nel marzo 2013, quando la Giunta guidata da Adriano Paroli era di centrodestra, ma venne definita da Corsini stesso “opera figlia di una classe politica lungimirante”, della quale si era detto molto soddisfatto ed emozionato.

Le amministrazioni che si sono succedute a Palazzo Loggia hanno dunque perseguito il progetto con “lucida caparbietà” nel corso dei decenni. I lavori di costruzione veri e propri iniziarono nel 2004, con la posa della prima pietra avvenuta nel novembre 2003 alla presenza delle autorità del tempo, tra cui- oltre Corsini- gli allora ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi e presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. 

Ma gli elogi  così sperticati di Corsini nei confronti dell’opera sono  restati un motivo centrale del dibattito politico locale per molti anni, tanto che ancora nel 2011 sono volate accuse tra lui e l’assessore leghista al Bilancio della Giunta dei centrodestra, Fausto Di Mezza, riguardo ai costi e al piano finanziario dell’ impresa. 

I MUTUI ONEROSI

I mutui onerosi per il finanziamento della metropolitana di Brescia furono fondamentali per coprire la realizzazione dell’opera.

La metropolitana di Brescia, fra le più corte del mondo, essendo tuttavia un’opera all’ avanguardia (un “gioiello della tecnologia”, come descritto in alcune fonti) ha comportato una cifra complessiva esorbitante per le casse comunali. Sono stati essenziali i sostegni esterni per realizzarla. Il costo finale stimato dell’opera è stimato in circa 935 milioni di euro, finanziati da una combinazione di fondi del Comune (67 milioni), della Regione Lombardia (73 milioni), e della società Brescia Mobilità S.p.A., oltre a consistenti contributi statali ed europei. 

Ma questi ultimi, appunto, non erano sufficienti a coprire l’intero costo del progetto. Di conseguenza, il Comune e le società coinvolte (inizialmente Brescia Infrastrutture S.r.l., poi assorbita dal Comune) ricorsero all’indebitamento per reperire la liquidità necessaria.

Il finanziamento principale è stato ottenuto attraverso mutui, in particolare un doppio mutuo stipulato con Cassa Depositi e Prestiti (CDP) per un importo considerevole (circa 221 milioni di euro ancora da pagare anni dopo l’apertura). L’accesso a questo tipo di finanziamento da parte degli enti locali è una prassi comune per opere pubbliche di grande portata.

I mutui sono strutturati per essere rimborsati in un arco temporale molto lungo, stimato in circa trent’anni, per spalmare l’onere finanziario nel tempo ed evitare un impatto immediato e insostenibile sui conti pubblici. 

La gestione di questi mutui ha rappresentato un pesante fardello per il bilancio comunale negli anni successivi, portando alle controversie legali con CDP per cercare di alleggerire il carico finanziario di cui oggi vediamo i primi risultati. 

I primi due mutui erano stati sottoscritti il 27 gennaio 2012 con due istituti di credito (CDP e Banca Intesa Sanpaolo S.p.A., quest’ ultimo probabilmente tramite un consorzio o accordo specifico). In quel periodo il sindaco di Brescia era Adriano Paroli, in carica dal 2008 al 2013. Brescia Infrastrutture e il Comune avevano contratto un mutuo di 123 milioni di euro nel 2012 con scadenza al 31 dicembre 2037, al tasso del 5,69%. Questo tasso, che pesa come un macigno sulle casse della Loggia, era stato rinegoziato nel 2016 dal Comune tornato nelle mani del centrosinistra aggiungendo 8 anni in più alla scadenza, e parallelamente il tasso delle rate semestrali era stato abbassato al 5,33% per effetto dell’allungamento.

Un tasso comunque giudicato «usuraio» dal Comune di Brescia visto che in quel periodo il denaro veniva prestato a circa il 3%. E che perciò aveva cercato di ricontrattare, prima portando la CDP al tavolo della trattativa, poi portandola in tribunale, con gli esiti che abbiano detto successo.

CENTROSINISTRA E CENTRODESTRA A BRESCIA: CHI PUO’ ACCUSARE CHI?

Le amministrazioni di centrosinistra guidate da Emilio Del Bono e Laura Castelletti hanno inoltre alimentato la polemica contro il blocco avversario considerato incapace di contrattare in termini vantaggiosi gli accordi con gli istituti finanziari. Come dimostra anche la prospettiva di dover pagare una maxi penale (stimata in circa 81 milioni di euro) nel caso in cui il Comune volesse estinguere anticipatamente il mutuo.

Tuttavia è incredibile che il Pd e i suoi alleati si mettano a dare lezioni di buone pratiche amministrative.

Nel 2008 Corsini lasciò un piano finanziario impraticabile. Il già citato Di Mezza accusò la Giunta Corsini di aver lasciato un piano finanziario “che non aveva né capo né coda” o con un “buco” di bilancio, in riferimento ai fondi necessari per completare e gestire l’opera.

Il centrodestra in Loggia portò a conclusione il progetto, completò i lavori e inaugurò l’opera reperendo le fonti di finanziamento nel modo sconsiderato che abbiamo descritto.

Quanto a Laura Castelletti, in campagna elettorale nel 2023 aveva promesso un abbonamento gratuito a ogni famiglia bresciana. Finora non si è visto.  

Nel frattempo, dal 2021, la metropolitana di Brescia per sopravvivere beneficia di un contributo statale decennale di 10 milioni di euro all’anno, specificamente destinato a sostenere i costi operativi e di gestione. 

La metropolitana più piccola del mondo è stata e continua ad essere dunque oggetto di dibattito politico e pubblico, con rimpallo di accuse tra centrosinistra e centrodestra riguardo alla gestione dei costi e alla trasparenza delle operazioni finanziarie.

Le ultime vicende mantengono alta l’attenzione dei cittadini non allineati ai due blocchi oligarchici bresciani rispetto al problema.

FRANCESCO ROVARICH