Dopo l’ aggressione statunitense al Venezuela, anche a Brescia- come in numerose altre città italiane- già il giorno stesso dell’ attacco si è svolto un presidio di protesta.
Il pomeriggio del 3 gennaio, dinanzi alla Prefettura, si sono infatti ritrovati attivisti delle organizzazioni della sinistra extraparlamentare che si oppongono in città anche alla Giunta Castelletti e ad un Consiglio Comunale sempre disposto in passato ad esprimere condanne “bipartisan” nei confronti del governo bolivariano.
Insieme alle formazioni politiche di opposizione, si sono mobilitate associazioni della società civile (Centro Sociale 28 Maggio, Tenda della pace, Italia Cuba, Italia Nicaragua, Medicina democratica, Associazione Italia-Palestina) e sindacati di base .

Varie le considerazioni in merito all’ attuale, gravissima situazione, che sono emerse nel corso dell’ iniziativa. La banditesca aggressione al Venezuela conferma la struttura imperialista degli USA di cui l’attuale amministrazione è soltanto una delle sue diverse rappresentazioni. Che alla Casa Bianca ci siano i repubblicani o i democratici, i conservatori o i “progressisti”, i neoconservatori o i liberal, Bush oppure Obama, Clinton, Biden o Trump, la musica non cambia né può cambiare. Possono mutare le strategie, le tattiche e le “coperte” ideologiche, ma la sostanza resta immutata.
Un’ offensiva mediatica finalizzata a criminalizzare il legittimo governo socialista e a dipingere il Presidente Maduro come un feroce dittatore dedito al narcotraffico ha preceduto l’intervento armato. Un’accusa, quest’ultima, priva di ogni fondamento e soprattutto del tutto strumentale. Solo per fare un esempio, l’ex presidente dell’Honduras, Juan Orlando Hernández, ha subìto prima l’ arresto, poi l’ estradizione negli Stati Uniti. Lì, la condanna per traffico di cocaina. Successivamente è arrivata la grazia dello stesso Trump…
Questo sfacciato e criminale attacco ha diversi obiettivi. Innanzitutto liberarsi di un governo socialista e ovviamente non prono ai diktat di Washington, sostituendolo con un governo fantoccio e asservito. Ciò per mettere le mani sulle grandi risorse petrolifere del Venezuela, con la complicità delle classi proprietarie locali, cioè di una borghesia corrotta, sordidamente reazionaria e antipopolare che non ha mai fatto mistero dei suoi intenti golpisti. Una borghesia di cui la neo vincitrice del Premio Nobel per la Pace (ormai da tempo una farsa a scopi propagandistici e mediatici), Maria Corina Machado, è la più autentica rappresentante.
Ma c’è dell’altro. L’ aggressione militare diretta è un chiaro messaggio a tutti i paesi latino americani, in particolare a quelli guidati da governi progressisti o anche timidamente socialdemocratici. Per qualche tempo le diverse congiunture internazionali hanno fatto sì che la morsa degli Usa sul continente si allentasse, ma ora si torna ai vecchi “fasti”.
L’attacco al Venezuela e l’arresto di Maduro costituiscono però anche un messaggio che parla chiaro. Se qualcuno pensa di potersi liberare dal dominio degli USA (e del dollaro…) sa a cosa va o potrebbe andare incontro. E’ un messaggio rivolto a tanti paesi africani e ovviamente anche asiatici. Infine è un monito, molto schietto, alla Cina e alla Russia. Gli USA non fanno un passo indietro. L’idea trumpiana di una “tripartizione” del mondo prevede comunque che gli Stati Uniti mantengano una posizione di egemonia, con le buone o, preferibilmente, con le cattive. Anzi, meglio con le cattive, perché con le buone gli Stati Uniti non riescono a tenere testa, sia economicamente che tecnologicamente, alla Cina.
Stiamo andando verso una acutizzazione dello scontro a livello globale .E’ ovvio che gli USA non possono non tenere conto della Cina e della Russia ma non hanno nessuna intenzione di allacciare con questi paesi relazioni da pari a pari. Il loro obiettivo è mantenere il dominio assoluto sulle aree di loro “competenza”, indebolire e disarticolare i BRICS, frenare il processo di de-dollarizzazione, riportare l’India nel loro alveo, mantenere l’egemonia nel Vicino e Medio Oriente (l’Iran deve essere in qualche modo destabilizzato), tenere l’Europa in una condizione di sudditanza e dipendenza e, naturalmente, tentare quanto più possibile di isolare la Cina. Nubi fosche all’orizzonte, è inutile nasconderlo.

E’ in considerazione di tutti questi motivi che un’assemblea aperta si terrà il giorno di mercoledì 7 gennaio alle ore 20.30 presso la Casa della Sinistra di via Cassala 20. Si discuterà su come rendere attiva la solidarietà al popolo venezuelano e al suo presidente legittimo Maduro.
FILIPPO RONCHI

