I MISTERI DI CARACAS

STUPORE E PERPLESSITA’

Nelle ore immediatamente successive alla cattura di Maduro si è diffuso un sentimento di perplessità. Non soltanto stupore. La dinamica degli eventi ha dato l’impressione che qualcosa sfuggisse a una lettura lineare. La rapidità dell’operazione, l’assenza di una risposta militare visibile e il ruolo non del tutto chiaro di alcune figure istituzionali hanno lasciato aperte domande legittime. È il segno di un’esigenza più profonda: comprendere che cosa sia realmente accaduto, oltre le immagini e le versioni immediatamente diffuse.

In questa prospettiva, per come si è svolta l’operazione, non dà l’impressione di una messinscena. Gli elementi disponibili fanno pensare a un’azione reale e coordinata, pur senza escludere che nei prossimi giorni possano emergere aspetti oggi non visibili. Si intravede il disegno di un’operazione militare precisa, condotta nei punti più sensibili dello Stato, pensata per bloccare sul nascere la capacità di reazione dell’intero sistema. Non la spettacolarità dello scontro aperto, ma un intervento mirato su snodi decisivi.

NEUTRALIZZATO PRIMA

Quando parlo di “neutralizzato prima” mi riferisco a una sequenza coordinata di azioni: isolamento dei centri di comando, interruzione selettiva delle comunicazioni, pressione su figure chiave, infiltrazione dei livelli intermedi, colpi mirati su obiettivi strategici. In questo quadro, l’assenza di risposta della contraerea suggerisce un blocco funzionale del sistema di difesa. Il prelievo del presidente si colloca dentro lo stesso schema: interrompere nell’immediato la compattezza di chi deve decidere. Quando il vertice politico viene rimosso, si crea incertezza sulla titolarità delle responsabilità. Gli ordini circolano più lentamente, i livelli intermedi attendono conferme e la propensione ad assumere decisioni rischiose si riduce.

LA VARIABILE INTERNA

Qui interviene la variabile interna. Operazioni di questo tipo non si reggono solo sulla forza esterna. Si sviluppano dentro reti di relazioni, convenienze e pressioni che coinvolgono attori istituzionali e militari in posizione chiave. La taglia su Maduro ha funzionato da moltiplicatore di pressione, generando contatti, disponibilità operative e intese sotterranee. Non è possibile attribuire responsabilità singole. Il quadro complessivo rende plausibile l’esistenza di collaborazioni selettive in aree chiave, comprese le strutture di intelligence civile e militare.

FANB, SEBIN E DGCIM

A questo si collega la mancata reazione immediata della Fuerza armada nacional bolivariana (FANB), soprattutto ai vertici della catena di comando. Una risposta militare richiede ordini chiari, canali comunicativi funzionanti e un quadro informativo definito. L’isolamento dei vertici, l’incertezza sugli obiettivi reali dell’operazione e la percezione di una superiorità tecnologica dell’attaccante hanno prodotto un effetto di sospensione. In tale contesto, diversi comandi hanno preferito attendere indicazioni precise, anche per evitare un’escalation dagli esiti imprevedibili per la popolazione civile.

Sul piano informativo, un ruolo centrale riguarda i servizi di intelligence venezuelani, in particolare il Sebin (Servicio bolivariano de inteligencia nacional) e la Dgcim (Dirección general de contrainteligencia militar). È plausibile che avessero percepito l’innalzamento della minaccia, senza riuscire a impedire la fase esecutiva dell’operazione. Segretezza operativa, cooptazioni interne e pressione sui centri decisionali possono spiegare questo esito anche in presenza di apparati articolati.

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LEADERSHIP DECAPITATION

Nel quadro generale emerge una strategia di decapitazione del comando (leadership decapitation), cioè il colpire direttamente la leadership politica per paralizzare la capacità decisionale dello Stato, inserita in una logica di guerra ibrida. Strumenti militari, leve economiche, costruzioni giudiziarie e strategie mediatiche vengono impiegati in modo combinato. Le strutture formali dello Stato restano in piedi. Ciò che viene colpito è la sua capacità effettiva di decidere nei momenti cruciali.

MODELLO VENEZUELA

Qui si apre qualcosa di nuovo, con implicazioni che vanno oltre l’oggi. Il modo in cui si è operato in Venezuela rischia di trasformarsi in un modello riutilizzabile: operazione rapida e mirata, arresto di un presidente in carica da parte di una potenza straniera, trasferimento immediato nel territorio dello Stato che ha condotto l’operazione, uso del proprio diritto penale come cornice di legittimazione, prospettiva di intervento sulle risorse strategiche del paese coinvolto. La concentrazione di questi elementi in un’unica operazione amplia l’ arbitrio nella prassi internazionale.

I PRECEDENTI E LA SPECIFICITA’ VENEZUELANA

La cattura di Maduro apre un precedente. Proprio per questo vale la pena ricordare altri momenti, diversi per contesto, in cui la guida di uno Stato è stata colpita attraverso operazioni esterne. Alla fine degli anni Ottanta, l’operazione statunitense a Panama provocò l’ arresto di Manuel Noriega e al suo trasferimento negli Stati Uniti, lasciando formalmente intatte le strutture statali.

All’inizio degli anni Duemila, in Iraq, lo schema assunse la forma di una guerra aperta, con la caduta di Saddam Hussein e la disarticolazione dell’apparato statale nel quadro narrativo delle “armi di distruzione di massa”. Poco dopo, ad Haiti, la rimozione di Jean-Bertrand Aristide avvenne senza guerra dichiarata, in un intreccio di pressione internazionale e operazioni di sicurezza che condusse al suo trasferimento all’estero. Episodi diversi per contesto e forma, che mostrano una linea di continuità nell’uso combinato di forza militare, pressione politica e strumenti giudiziari per incidere direttamente sulla guida di uno Stato.

È il confronto con questa traiettoria storica che mette a fuoco la specificità del Venezuela di oggi: operazione breve, guerra non dichiarata, rimozione del presidente e trasferimento nel territorio della potenza interventista, con l’uso del suo diritto penale come strumento di legittimazione. Il riferimento alle risorse strategiche completa il quadro. La combinazione di questi elementi trasforma il Venezuela in un passaggio di soglia dentro una storia più lunga.

OLGA MELODIA