Il Consiglio Comunale di Brescia il 29 settembre 2025, con 21 voti favorevoli, 9 astenuti e nessun contrario, ha approvato una mozione a favore della causa palestinese.
Sì, avete letto bene. Si stratta proprio di quello stesso illustre consesso che alla fine di gennaio 2024 aveva approvato un documento che sanciva l’adozione della definizione di antisemitismo dell’Alleanza Internazionale per la Memoria dell’Olocausto (IHRA), nonché la sua strategia per contrastare il “pregiudizio antiebraico”. In che modo? Per chi non lo sapesse o se ne fosse dimenticato, equiparando l’antisionismo all’antiebraismo. Ciò significa, in considerazione delle caratteristiche fondamentali dello Stato di Israele, che le critiche politiche alla sua natura razzista, suprematista e ai suoi governi divengono espressioni di antisemitismo. E come tali vanno perseguite dal Comune…
Ma pochi giorni fa, ecco il colpo di scena.

Sindaca, Giunta, maggioranza di centrosinistra sono probabilmente rimaste un po’ impressionate dalla protesta popolare sempre più massiccia e ininterrotta a Brescia, che adesso suscita anche reazioni scomposte da parte dei gruppi neofascisti.
Si sono visti ultimamente scendere nelle strade decine di migliaia di abitanti, i quali ormai arrivano a sfiorare nei loro cortei i punti sensibili della città, ad esempio la sede della Leonardo. Una delle prossime volte potrebbe toccare perfino a quella dell’ a2a che, come noto, è sacra. Inoltre è arrivato un appello, promosso attraverso change.org e firmato da 16 associazioni e 2047 persone appartenenti finanche all’area amica, perché i politici di riferimento si dessero una mossa. Essendo questi ultimi rimasti fermi al gennaio 2024 nonostante tutto quello che è successo da allora ad oggi in Palestina.
Così, nella tarda serata del 29 settembre, dopo un dibattito fiume, il Consiglio Comunale ha votato nel modo che abbiamo detto.

Con l’approvazione della mozione, la sindaca e la giunta si sono impegnate ad attivarsi presso il Governo italiano affinché sostenga, in tutte le sedi internazionali, il cessate il fuoco immediato a Gaza, la liberazione degli ostaggi, la tutela dei civili, la fine delle violenze in Cisgiordania e la fornitura di aiuti umanitari senza restrizioni. Il Comune chiede inoltre il riconoscimento dello Stato di Palestina nei confini del 1967, la promozione di una Conferenza internazionale di pace, la sospensione delle esportazioni di armi verso Israele, il sostegno alla Flotilla, il rispetto del ruolo della Corte Penale Internazionale, l’adozione di sanzioni contro i criminali di guerra e iniziative pubbliche di sensibilizzazione, in particolare nelle scuole, per diffondere i valori del dialogo e della pace tra i popoli.
Cose che Meloni non ha nessuna intenzione di fare. E quindi neppure il centrodestra a Brescia. Perciò la mozione è stata approvata, ma, appunto, senza i voti della minoranza, che a sua volta aveva lavorato a un altro documento molto più generico.
Tutto per il meglio dunque, qui a Brescia? Castelletti, la Giunta e la sua maggioranza ravvedendosi hanno soddisfatto le aspettative di coloro che negli ultimi due anni si sono mobilitati per la causa palestinese, e “Potere al Popolo” in prima fila fra questi?
Proprio no. Noi non lavoriamo per il re di Prussia.
Facciamo prima di tutto notare la gigantesca contraddizione in cui si ritrova un Comune che da una parte continua ad adottare la mozione IHRA del gennaio 2024, dall’ altra approva una mozione come quella di fine settembre 2025.
Poi rileviamo che già solo alcune affermazioni uscite dai consiglieri del centrosinistra fanno rabbrividire. Tipo quella secondo cui “dopo due anni dalla strage del 7 ottobre serve fare un passo avanti”. Quindi la mattanza indiscriminata di bambini, malati, anziani, donne compiuta dai killer dell’ IDF in questi primi due anni sarebbe servita…?!
Ma soprattutto sappiamo bene che destra e centrosinistra qui a Brescia continuano a darsi battaglia a colpi di interventi tribunizi nella Sala del Consiglio, però quando scendono dagli scranni sono molto più affini di quanto vogliano far credere.

Hanno tutto l’interesse a “condividere” e le loro diplomazie continuano a lavorare, come hanno fatto nella fase preliminare dell’ ultimo Consiglio, per concordare un testo “bipartisan”.
Il tentativo è andato in fumo, ma ci sono punti su cui i due schieramenti di Sistema anche a Brescia vanno a braccetto. E non sono secondari. Ad esempio l’ anacronistico rilancio del processo di pace con la prospettiva “due popoli, due Stati” o il sostegno all’ orrendo “Piano arabo” per la ricostruzione di Gaza in modo da trasformarla in un protettorato neocoloniale, sotto l’egida di Trump e di Israele.
Riteniamo all’ opposto che stia ai Palestinesi decidere da chi farsi governare, così come quale forma di resistenza praticare all’ oppressione sionista. Questa cosa si chiama autodeterminazione.
E la “Palestina libera”, arrivati a questo punto della Storia, non può essere che l’intera Palestina ex britannica (mandataria) dal fiume Giordano al mare. Una Palestina federale, laica, cioè basata sull’uguaglianza dei suoi cittadini. Dopo aver compiuto un percorso, certo difficile ma indispensabile, che abbia condotto al superamento del fondamentalismo islamico e del sionismo.
Quindi “Potere al Popolo” continuerà anche qui a Brescia a lottare per fermare il genocidio e per la libertà del popolo palestinese nel senso sopra delineato, senza accontentarsi di qualche mozione opportunistica e tanto meno senza cercare qualche foto-opportunity con questo o quell’ assessore riscopertosi ProPal.

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