PIANTARE OVUNQUE GAZEBI PROPAL !

IL GAZEBO A PIAZZA DUOMO

Martedì 30 settembre anche a Brescia ha preso il via la mobilitazione “100 Piazze per Gaza”.
L’ iniziativa è stata promossa da USB Global Movement for Gaza, a cui aderiscono numerose organizzazioni sociali e politiche. Ha lo scopo di piantare gazebo e tende nelle piazze d’Italia in preparazione della manifestazione nazionale del 4 ottobre a Roma.
La tende sono a sostegno della Global Sumud Flotilla e della decisione di sciopero generale nel caso di assalto dei killer israeliani.
Se si verificasse tale eventualità, come già deciso, “Blocchiamo tutto”!
La tenda a Brescia resterà in Piazza Duomo sino al 3 ottobre e sarà a disposizione di ogni iniziativa per Gaza.

PERCHE’ E’ GIUSTO AMARE LA FLOTTIGLIA

La Global Sumud Flotilla non può essere criticata da alcun punto di vista . In primo luogo rimanere inattivi quando si consuma un genocidio sulle coste del Mediterraneo sarebbe immorale e inaccettabile. In secondo luogo viene detto ai Palestinesi, da anni, di rinunciare alla violenza per riconquistare la propria libertà. Vengono fornite vaghe garanzie che le grandi potenze, dopo, prenderanno in considerazione le loro richieste e i loro diritti . Metodi alla Gandhi dunque sono chiesti . La flottiglia rientra pienamente in questo tipo di lotta .

Che l ‘ iniziativa sia inutile è smentito dalle minacce di Israele di considerare terroristi gli equipaggi e dagli attacchi con droni intimidatori, in puro stile mafioso , contro le barche a vela disarmate .

Al primo avvertimento i media quasi interamente controllati in Italia dal boss della sanità privata Angelucci, dagli editori sionisti Elkann e Cairo, hanno insinuato che si fosse trattato di una simulazione. Eppure vi erano le prove . Alla seconda intimidazione gli stessi giornalisti bugiardi che per giorni avevano alimentato le insinuazioni, hanno disinvoltamente cambiato registro e, per chiedere la resa della flottiglia, hanno cominciato a battere sul tasto dell’ inutile sacrificio della vita umana.

Facendo finta di non sapere quale sia lo scopo della missione, ovvero denunciare il genocidio in atto dei Palestinesi , si sono inoltre concentrati solo sugli aiuti umanitari.

Infine è intervenuto il Presidente della Repubblica che, sconvolto dalla riuscita dello sciopero generale e dalle grandi manifestazioni in Italia, invece di condannare gli assassini dei mari di Tel Aviv, ha invitato alla resa i coraggiosi equipaggi della flottiglia.

CHI NON RISPETTA IL DIRITTO INTERNAZIONALE?

Chiedere alla Sumud Global Flotilla di fermarsi, di accettare mediazioni, coinvolgendo il Patriarcato di Gerusalemme o utilizzando altre forme assai poco convincenti, è la vera violazione del diritto internazionale.

La Flotilla non sta violando alcuna legge e la sua rotta non può essere fermata da Israele, perché le acque in cui intende arrivare sono acque che Israele occupa illegalmente. Peraltro il blocco navale nei confronti di imbarcazioni che portano aiuti umanitari non è legittimo neppure in base al “diritto di guerra” ed anzi costituisce un vero e proprio crimine, già perpetrato da Israele nel 2010 quando 10 attivisti vennero uccisi in un abbordaggio. L’obiettivo poi di creare un corridoio umanitario permanente è altrettanto coerente con i principi del diritto internazionale.

NECESSITA’ DELLE SANZIONI

Invece di esortare la Flotilla a fermarsi o ad accettare trattative, un governo sovrano dovrebbe utilizzare tutte le forme di pressione possibili nei confronti di Israele. E ce ne sono! Non solo la sospensione dell’accordo di libero scambio, ma un vero blocco delle importazioni israeliane, con sanzioni finanziarie vere come la sospensione delle operazioni con banche israeliane, la cessazione degli acquisti di titoli del debito israeliano, la cancellazione delle esportazioni di armi verso lo Stato Ebraico, la fine di ogni finanziamento alle sue istituzioni culturali e scientifiche.

Questa dovrebbe essere la strada: dare la massima forza alla operazione della Flotilla e far capire ad Israele che un eventuale attacco comporterebbe conseguenze pesantissime almeno a livello economico.

Invece il governo italiano si è impegnato nell’accusare i membri della Flotilla di essere dei provocatori, mentre le forze politiche di destra e centrosinistra plaudono al tentativo di Mattarella di trasformare un gesto simbolicamente molto forte in una sorta di ravvedimento operoso. E’ chiaro che a queste condizioni c’è il forte rischio che i killer sionisti sparino, come loro solito. Perciò la mobilitazione continua qui in Italia ha un significato politico molto profondo.

UNA TERRIBILE VERITA’

E a chi dice che non si può colpire Israele, in quanto un conto è il governo  “estremista” di Netanyahu, un conto è il “popolo israeliano” bisogna ricordare una semplice e amara verità, facendo chiarezza una volta per tutte su questo aspetto.

La maggior parte degli israeliani non vuole più Netanyahu con i suoi ministri fanatici, ma è d’accordo con il genocidio.

I sondaggi israeliani, che si susseguono da quando questa atroce vicenda è iniziata, dicono che il 78% della popolazione è a favore delle politiche genocide di Israele.

C’è sicuramente una parte consistente di israeliani contrari a Netanyahu, perché non vogliono un uomo corrotto, ma la verità è che la maggioranza della popolazione sostiene le politiche di Netanyahu: il 60 per cento approva perfino l’uso della fame come arma di guerra. Così il prossimo premier probabilmente sarà Naftali Bennet (ex militare e primo ministro di Israele tra il 2021 e il 2022), che è meno corrotto di Netanyahu, ma la cui politica non è molto diversa da quella attuale. Bennett si vantava 10 anni fa di uccidere palestinesi sostenendo non ci fosse nulla di male. E’ lo stesso che alla Knesset ha detto a un israelo-palestinese, il parlamentare Ayman Odeh: “Noi avevamo uno Stato quando voi eravate sugli alberi con le scimmie”. Quindi l’ alternativa a Netanyahu, Ben-Gvir, Smotrich sono altri politici altrettanto razzisti e convinti sionisti come loro.

Quando Francia, Regno Unito, Canada hanno riconosciuto lo Stato palestinese, uno dei leader della “sinistra centrista israeliana” sul New York Times ha affermato che non è solo Netanyahu, ma che tutti gli israeliani sono contrari a uno Stato palestinese. Del resto nel discorso all’Onu, in un passaggio non troppo evidenziato dai media italiani, Netanyahu ha detto: “Oltre il 90% degli israeliani è contrario alla creazione di uno Stato palestinese. Non è solo una mia politica o del mio governo, ma è la politica del popolo e dello Stato d’Israele”.

E c’è di più. Le denunce contro le torture e gli stupri nelle prigioni israeliane, specie quella di Sde Teiman e di Ofer, riempono la rete e hanno scosso l’opinione pubblica mondiale. Ma in Israele si è vista una mobilitazione popolare a favore dei carnefici dei detenuti palestinesi!

DENAZIFICARE ISRAELE

Insomma, il genocidio portato avanti a Gaza non è un’aberrazione, un caso determinato da alcune circostanze. E’ una scelta consapevole e condivisa dalla netta maggioranza del popolo israeliano. Ciò significa che l’ unica soluzione  sarebbe una sorta di “denazificazione”, perché si tratta di un intero popolo ormai completamente radicalizzato.

Questa è la tremenda realtà oggi, che l’Occidente non intende vedere. Del resto, perché Israele non ammette giornalisti a Gaza? Perché non vuole che si scoprano gli orrori commessi quotidianamente lì.

IL FESTIVAL DEGLI ODIATORI E LA FLOTILLA CHE VA AVANTI

Però in Italia c’è lo scatenamento totale della campagna di diffamazione da parte dei grandi media ufficiali, che alimentano con le articolesse dei loro opinionisti ed “esperti” l’ orda degli influencer, degli youtuber e degli odiatori che infestano la rete. L’ elenco degli attacchi virtuali è sterminato e vergognoso, spesso involontariamente comico. Ma la Flotilla non se ne cura e va avanti.

IL PIANO DI PACE COLONIALE NON INGANNA LA FLOTILLA

Nel frattempo, solo il degrado totale delle istituzioni, della politica e dei mass media occidentali può presentare come “piano di pace” le battute sciorinate nel pezzo da avanspettacolo offerto in mondovisione da Trump e Netanyahu il 29 settembre.
I due soci vogliono spudoratamente rubare Gaza e la Palestina al loro popolo. Il sionista israeliano garantisce il lavoro sporco per raggiungere l’obiettivo.
Non si tratta di una proposta di pace. Si tratta solo di un progetto colonialista e razzista.

Secondo il “piano” “di Donald Trump, infatti, il futuro di Gaza sarà affidato ad un governo di tecnici arabi, presieduto dallo stesso Tycoon, con alcuni amici come il “laburista” Tony Blair, che fa da “spalla” di “sinistra”. Tutta questa bella gente avrà il compito di trasformare la Palestina in una formidabile occasione di affari, gestita con i tratti di una Zona Economica Speciale. Come già prefigurato, d’ altra parte, da quel distopico video dell’intelligenza artificiale che fece il giro del mondo un anno fa.

In estrema sintesi, l’idea di creare un grande centro immobiliare di lusso e un hub per il transito del gas e del petrolio, dove gli investitori internazionali non pagheranno tasse, ha preso forma.
C’è però una differenza rispetto all’ipotesi originaria: i palestinesi non si troveranno di fronte all’ alternativa di fuggire o essere ammazzati. Il genocidio parzialmente attuato dai sionisti a partire dall’ 8 ottobre 2023 a qualcosa infine è servito: creare nuovi schiavi. I palestinesi resteranno a Gaza per fornire una imponente forza lavoro con retribuzioni inesistenti.

Il piano del Gaza Resort dunque si materializza, con gli stessi grandi fondi e con le società immobiliari americane ed europee, senza dover importare lavoratori dall’estero, ma spremendo i Palestinesi che già stanno in loco.
Naturalmente tutto avverrà in attesa della “maturazione” della Autorità Nazionale Palestinese. Il governo “tecnico” sarà un formidabile comitato d’affari, mentre Netanyahu ha già fatto sapere che Israele manterrà l’ occupazione militare per garantire l’ “ordine” e la “sicurezza”.

Coloro che applaudono a questo “grande passo avanti in direzione dell’autodeterminazione del popolo palestinese” sono gli stessi che vogliono fermare la Flotilla. Che invece va avanti. Con la solidarietà e il sostegno delle decine di migliaia di attivisti e di attiviste che in tutta Italia, come nel resto d’ Europa, si mobilitano ad oltranza.

FILIPPO RONCHI