IL PARTITO UNICO DEGLI AFFARI SI VUOLE PRENDERE MEZZO PARCO DELL’ADAMELLO

IL PARTITO UNICO DEGLI AFFARI HA MESSO GLI OCCHI SUL PARCO DELL’ ADAMELLO

In questa estate che ormai volge al termine, una delle vicende più interessanti nel Bresciano  riguarda la Val Camonica, sulla quale si estende il territorio del Parco Regionale dell’Adamello. Tale vicenda è un plastico esempio di come opera dalle nostre parti il Partito Unico degli Affari.

Tutto nasce dall’iniziativa di un ras leghista locale, Davide Caparini (uno che ha ricevuto circa 52.000 euro di “contributi” da “terzi” per la sua campagna elettorale alle Regionali del 2023, tanto per intenderci).

Egli, attualmente consigliere al Grattacielo Pirelli, ha presentato una proposta volta a restringere i confini dell’area protetta del Parco, al fine- ovviamente- di consentire nuove attività per “dare impulso all’economia della zona”.

Un’idea che non nasce dal nulla, ma molto probabilmente dagli imprenditori locali che lo avevano finanziato.

Addirittura in una prima fase, nota fin da maggio 2025, la proposta del leghista intendeva elevare la quota da cui far partire il confine del Parco dai 1.600 metri di altitudine in su.  In sintesi erano a rischio 25 mila ettari degli attuali 51.000 di estensione dell’area tutelata!

IL SI’ DELL’ ASSEMBLEA REGIONALE

Dopo mesi di polemiche, si è arrivati al 17 luglio quando il Consiglio Regionale della Lombardia ha votato un ordine del giorno dal pomposo titolo “Rafforzamento della governance del parco dell’Adamello attraverso l’istituzione di un Tavolo permanente tra Regione Lombardia e i comuni interessati”.

Il documento, composto da 70 righe di nulla cosmico (sulla bellezza della natura e sulla necessità di preservarla, poiché richiama turisti ed è un valore), in realtà si svela nella frase finale: (il Consiglio regionale impegna la Giunta alla) “ridefinizione dei confini del Parco, tenendo conto delle esigenze dei centri urbanizzati e delle zone con elevata incidenza antropica“. Si enfatizzano, cioè, difficoltà presunte causate alla popolazione dalla presenza del Parco stesso.

L’ alibi alla base di questa operazione è in effetti sempre il solito delle ricette liberiste. Si afferma di voler semplificare le procedure in materia di tutela del paesaggio al fine di ridurre i passaggi burocratici. Di fatto, si spinge per una legge nazionale che dia valore vincolante al parere della Commissione Paesaggio per progetti all’interno del Parco stesso. E addio controlli più stringenti.

Insomma un tipico esempio di doppiezza sui reali intendimenti che si vogliono perseguire. Le vere intenzioni stanno in una riga finale e in tre parole: “ridefinire i confini”. Non solo si apre la porta alla cementificazione, alla costruzione incontrollata e all’urbanizzazione del Parco, ma si tradisce il dovere di lasciare alle future generazioni una bellissima terra che è riuscita a restare finora preservata, caso piuttosto raro con i tempi che corrono. Siamo di fronte dunque all’ ennesimo attacco speculativo contro un pezzo di natura ancora incontaminata nel cuore di una Regione tra le più popolate e inquinate d’ Italia. A tutti è noto infatti che lo sviluppo industriale ha da decenni un prezzo elevatissimo sulla salute delle persone proprio in Lombardia e nel Bresciano.

IL SI’ DELLA COMUNITA’ MONTANA

Ma non finisce qui. Pochi giorni dopo, il 28 luglio, la Comunità Montana della Valle Camonica- dove Lega e Partito Democratico da anni promuovono “dinamiche amministrative condivise”, volte al più basso clientelismo, fornendo un esempio conclamato di come opera il Partito Unico degli Affari in Lombardia- ha votato e approvato un altro documento dal titolo “Linee di indirizzo per il Parco dell’Adamello”.

Esso contiene i temi da portare in discussione al neo istituito tavolo di lavoro della Regione Lombardia. Detto documento “recepisce”, appunto, le esigenze presenti nella proposta lanciata da Caparini. L’ ideona di quest’ ultimo ha incontrato infatti il favore dei sindaci del territorio, civici, piddini, leghisti o fratelli d’ Italia non fa differenza.  Non è atto di poco conto, dato che l’ ente Comunità Montana è  il gestore diretto del Parco Regionale dell’ Adamello.

La discussione nelle sedi competenti comincerà nelle prossime settimane. Ma è evidente che le grandi manovre per consentire future lottizzazioni in aree dove sorge il Parco sono ormai avviate.  Intanto i centri abitati di 19 Comuni su 40 della Comunità Montana saranno esclusi dalle procedure per la tutela del paesaggio. Per i promotori, ciò significa andare incontro a cittadini e uffici comunali, sveltendo le procedure. L’ obiettivo autentico è dare mano libera per costruire.

LA REAZIONE DELLE ORGANIZZAZIONI AMBIENTALISTE

Lo ha rilevato Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. Ha dichiarato infatti: “Le deroghe chieste sia in termini di allentamento delle tutele sia di semplificazione delle norme e, ancora di più, nell’ipotesi riperimetrazione, ci sembrano tutti modi per decretare un pericoloso liberi tutti speculativo in barba alla salvaguardia della natura e della biodiversità”.

Sulla vicenda è intervenuta duramente perfino la CIPRA (Commissione Internazionale per la Protezionedelle Alpi). Essa ha sottolineato che “in un momento in cui, anche a causa della crisi climatica,  le aree protette sono chiamate ad essere modelli di riferimento tramite l’attuazione di strategie di adattamento al cambiamento climatico oltre che per le azioni in cui riescono a far coesistere sviluppo locale e tutela, dalla Lombardia e dalla Valle Camonica arriva un chiaro segnale che va nella direzione dello svilimento delle direttive comunitarie di tutela e della legittimazione di interventi con impatto sull’ambiente anche in aree  di pregio naturalistico.
Oggi il Parco dell’Adamello gestisce ben 16 siti Natura 2000 e si occupa di gestione forestale e pascoliva. Il Parco necessita di poterlo continuare a fare sviluppando una pianificazione di area vasta, non confinando la tutela alle alte quote e tagliando parte dell’attuale superficie protetta”.

NON E’ STATA UNA SORPRESA

Non c’è, d’ altra parte, né da sorprendersi né da scandalizzarsi per quello che sta avvenendo. Che l’ ideale dei cementificatori  possa essere realizzato da chi nei programmi elettorali dichiara di voler difendere e tutelare la propria terra dal degrado e dalla cementificazione non stupisce, quando dominano partiti apparentemente rivali, in realtà espressione del Partito Unico degli Affari. Come “Potere al Popolo” denunciamo questa situazione da anni, sia a livello locale sia a livello nazionale. Oggi possiamo rilevare solo che ancora una volta, purtroppo, arriva dalla Lombardia, e in particolare dal Bresciano, un pessimo segnale.

FRANCESCO ROVARICH