LA SINDACA E GLI EVENTI

La presenza costante della sindaca nella vita quotidiana della Città Leonessa è un elemento che rincuora i Bresciani. Rilascia interviste a raffica sui giornali locali, pubblica reel e post sulle sue pagine social, nonché su quelle ufficiali del Comune, per ogni iniziativa e in ogni occasione.

Si tratti, galvanizzata dal rocambolesco  salvataggio della squadra di calcio locale,  di lanciare la proposta di Brescia capitale dello sport oltreché dell’ambiente, oppure di inaugurare il festival della musica, o di esprimere apprezzamento per la facciata restaurata del palazzo di Confindustria, o di segnalare la bellezza della nuova parete verde verticale del parcheggio del Prealpino, e tanto altro ancora, fosse pure l’ inaugurazione di un’ area cani, i cittadini possono star tranquilli: la sindaca c’è.

Così come possono essere sicuri di trovarla in prima fila nelle manifestazioni interventiste per la guerra in Ucraina, o nell’ approvazione di mozioni a sostegno di Israele, o nelle mobilitazioni antifasciste di maniera, o nella marcia della coloratissima carnevalata del Gay Pride. Fa con scrupolo e diligenza il lavoro che è stata chiamata a svolgere.

C’è da porsi qualche domanda, però, sulla mancanza di loquacità e l’assenza di presenzialismo della sindaca medesima in rapporto ad uno degli “eventi” più importanti degli ultimi decenni a Brescia. Ci riferiamo alla questione della svendita dell’ IVECO a padroni indiani.

Non che la destra all’ opposizione in Palazzo Loggia si comporti meglio in merito, si intende. Ma qui interessa focalizzare l’attenzione su chi è al vertice dell’amministrazione cittadina.

Dopo una vampata iniziale tra la fine di luglio e i primi di agosto, quando la notizia è uscita, per cui qualcosa si doveva pur mostrare di fare, e allora ecco convocato d’ urgenza per l’ occasione il tanto consueto quanto inutile “tavolo dei sindaci”, non è successo più niente. I media locali hanno provveduto a far sparire dai radar la vicenda. Allo stesso modo la sindaca non ha avuto più nulla da dire rispetto alla stessa.  

Eppure sono a rischio migliaia di posti di lavoro (si parla di 7.000), aziende fondamentali, indotto, ecc.. “Dettagli” che nessuno ha smentito. I padroni indiani hanno garantito che per due anni non toccheranno niente. Il tempo che gli serve per assimilare bene le tecnologie di cui si approprieranno, mettere le mani sui mercati di vendita dell’ IVECO, consolidare l’acquisizione del marchio. Poi verrà la macelleria sociale, come già successo all’ ex-ILVA di Taranto, che ha avuto anch’ essa la sfortuna di sperimentare di cosa siano capaci i padroni indiani.

La cosa insomma dovrebbe provocare molta preoccupazione per quello che potrebbe accadere, anzi che sicuramente accadrà. Invece la notizia viene ridimensionata e poi occultata, perché altrimenti bisognerebbe per lo meno spiegare ciò che sta succedendo, in primo luogo a chi in quella fabbrica lavora.

Certo sentiremo dire- come al solito- che tutta questa storia non rientra nell’ “ambito di competenza” del Comune, bensì del governo. Il che è anche vero.  Ma allora lo stesso discorso vale per l’intervento a sostegno della guerra in Ucraina e per il supporto alle “ragioni” di Israele, questioni su cui invece la sindaca ha mostrato ben più convinto attivismo. Neppure quelle sono “competenze” del Comune.

Quindi qualche interrogativo sorge. 

Forse per la sindaca è meglio non dire più niente, perché la proprietà dell’ IVECO era della famiglia degli Elkann, la stessa che è proprietaria de “La Repubblica”, cioè uno dei principali organi di supporto mediatico del centrosinistra?

E’ assolutamente necessario insomma continuare a seguire qui a Brescia la vicenda dell’ IVECO con estrema attenzione.

REDAZIONE