GIORNO DOPO GIORNO

Anche ieri Brescia ha reagito con una capacità di mobilitazione impressionante, contro il nuovo attacco alla Flotilla. Erano stati organizzati inizialmente due presidi, uno in piazza Rovetta, promosso dal Coordinamento Palestina, e l’altro in piazza Duomo dalla CGIL. Ma il primo era così consistente da consentire lo svolgimento di un corteo, in cui sono confluiti, tra le vie del centro storico, anche gli attivisti dell’ altro concentramento. In tutto circa 4mila persone hanno sfilato ancora martedì dopo la grande manifestazione di appena 24 ore prima. 

L’ obiettivo è  continuare a tenere alta l’attenzione su quanto sta accadendo a Gaza e a sostegno dei volontari di tutto il mondo che, a bordo di imbarcazioni, sono diretti sulla Striscia per portare tonnellate di cibi e aiuti umanitari, rompendo il blocco navale  della marina militare dei criminali sionisti.

Ormai il termine genocidio è stato sdoganato dalla mobilitazione incessante che prosegue da quasi due anni. E’ entrato nell’ uso comune, perché è giusto dire le cose come stanno.

Ma a questo punto è opportuno cominciare a fare anche qualche considerazione a livello politico su ciò che sta accadendo, per quanto riguarda in generale l’ Italia, in particolare Brescia.   Salvo poche eccezioni, si può affermare che la folla scesa in piazza il 22 ed il 23 settembre e che tornerà sicuramente presto a farsi vedere e sentire, non rappresenti la base del centro-sinistra.

Questa marea umana, con una consistente presenza di giovani, nella maggior parte dei casi non vota, o vota per i partiti “settari”, oppure ricorre all’astensionismo come forma di protesta contro un sistema liberista che ne ha compromesso l’esistenza. Invece i vertici della sinistra istituzionale preferiscono inseguire il “campo largo” con le stesse figure politiche ormai logore e screditate le quali , con le loro politiche neoliberiste, hanno spinto il Paese verso la deriva post-fascista attuale.

Da un lato la sinistra degli affari, che preferisce frequentare i salotti televisivi, elaborando alleanze con personaggi che hanno creato partiti personali del 2-3% mai decollati, ma che pontificano come se avessero la maggioranza. L’unico scopo è quello di unire una somma di percentuali per vincere con un microscopico scarto sulla destra, perdendo così il contatto con la realtà.

Dall’ altro una sinistra di alternativa che cerca faticosamente, non senza difficoltà e contraddizioni   di ri-costruire una presenza sul territorio, attraverso il mutualismo tipico di organizzazioni come USB e PaP.

Questa, in sostanza, è la divaricazione politica attuale.

Da anni la sinistra degli affari e dei salotti ignora completamente, o meglio considera, non senza ragione, suo avversario, chi nelle ultime 48 ore era in piazza, mosso da un impeto di rabbia e solidarietà per Gaza, anche contro la povertà, la precarietà e lo sfruttamento.

Ma l’ estraneità è reciproca. Chi era in piazza ieri e ieri l’ altro a Brescia, come nel resto d’ Italia, non sta nemmeno più ad ascoltare la sinistra istituzionale, anzi la vede come altrettanto nemica della destra al governo, solo molto più ipocrita.

 L’unica speranza è che le forze della sinistra radicale, che il 22 settembre hanno fermato il Paese, diventino il faro che indichi la via per la riconquista dei diritti e della pace, e che possano rappresentare in Parlamento quel pezzo di società che oggi non ha voce. Non ci sono altre alternative sane per il Paese.

Se va “bene” e le destre vengono sconfitte dal “campo largo”, ci ritroveremo governo gli stessi personaggi che hanno spianato la via all’ avvento di Meloni su un piatto d’argento. Se va “bene”… per così dire.

FILIPPO RONCHI