Nuova manifestazione a Brescia il 27 settembre, simile alle altre due che l’hanno preceduta nell’ arco di appena cinque giorni.

L’ indignazione cresce. Di nuovo migliaia di persone in corteo. E “Potere al Popolo” al loro fianco.

Dopo aver attraversato le vie del centro storico, sono arrivate a gridare la loro protesta dinanzi alla sede bresciana della Leonardo. Conclusione non casuale, considerando gli ottimi fatturati di questa industria bellica “grazie alla” progettazione e alla produzione dei cannoni per la Marina dei serial killer sionisti. Che li hanno usati, ovviamente, per ciò che sanno fare meglio: bombardare a casaccio Gaza e il suo porto dall’ ottobre 2023. La soldataglia israeliana peraltro non esiterà ad utilizzare questi pezzi di artiglieria anche nel caso in cui precipiti la situazione con la Global Sumud Flottilla. Ma cosa può interessare tutto ciò alla Leonardo? Quel che conta per la fabbrica di morte è l’ aver incassato 440 milioni di dollari grazie all’ affarone con Israele. Uno dei maggiori mai realizzati dalla holding regina del complesso militare-industriale italiano nello scacchiere di guerra mediorientale.

Però adesso c’è anche qualcos’altro che esaspera ancor di più gli animi. Il rifiuto del Governo Meloni di riconoscere lo Stato Palestinese, atto simbolico ma pur sempre un primo gesto di discontinuità nei confronti di Israele, ha assunto le dimensioni di una vergogna ormai insopportabile.
Ha condotto l’Italia, Paese mediterraneo e storicamente aperto agli Arabi, sulle stesse posizioni di Stati ricattabili. La Germania, per il suo passato nazista che esorcizza pagando tangenti a chi è sempre pronto ad accusarla di essere ritornata all’ antisemitismo degli Anni Trenta e Quaranta del Novecento. Le semicolonie sperdute degli Stati Uniti, come il Paraguay o le Isole Palau. E il lontanissimo Giappone, l’altro grande sconfitto della Seconda Guerra Mondiale, che di stermini ne aveva compiuti, ad esempio in Cina, e vive anch’ esso con il complesso di colpa e con il terrore della punizione atomica. E l’Ungheria, che però, grazie ad un atteggiamento servile verso Tel Aviv, conquista spazi di manovra nella politica verso la Russia. Compensa quindi un cedimento almeno con un soprassalto di libertà.
L’ Italia invece non ha riconosciuto i Palestinesi perché è uno Stato al servizio dell’America. E perché il Governo Meloni ha compiuto l’ ultimo atto di sottomissione vendendo la gestione della nostra cyber security ad Israele.
Lo Stato genocida sionista controlla la cyber security del nostro Paese dal 2023. L’allora direttore della agenzia nazionale di riferimento, che non aveva accettato il diktat, si dimise. L’8 marzo di quell’ anno, sorrisi e firma per la cessione dei nostri preziosi dati di sicurezza nazionale allo Stato sionista. Tutto nelle mani del Mossad. Non ci vogliono i filosofi per capire che, in questo modo, l’ Italia è sempre più subordinata ad Israele (oltreché a Washington). E, per questo, anche estremamente vulnerabile. Ma la notizia è stata fatta scivolare via silenziosamente…
E’ il governo Meloni dunque che ha scelto di trasformare la questione internazionale in una vergogna interna.
Qualsiasi critica alla Global Sumud Flottilla denota una immensa miseria umana. Si è sempre chiesto ai Palestinesi ed ai sostenitori della loro causa di usare metodi di lotta alla Gandhi. Il terrorismo è e deve restare appannaggio degli americani e dei sionisti israeliani (che hanno pagato in Italia “giornalisti” alla Giuliano Ferrara). Ebbene, cosa c’è di più non violento di una flottiglia disarmata di barche a vela, che tenta di oltrepassare un blocco navale? Invece non va bene neppure questo…
In un simile contesto i manifestanti italiani hanno il merito di provare a cancellare il discredito che si è abbattuto sul nostro Paese, tentando di far riconquistare all’ Italia un minimo di Sovranità.
Esistono una contraddizione principale e una secondaria.
Che i manifestanti possano compiere errori o mancare opportunità politiche non ha alcun rilievo dinanzi al genocidio di un popolo che vive sulle sponde del Mediterraneo.
Giorgia Meloni, la quale dichiara che una iniziativa internazionale come quella della flottiglia sia stata organizzata per mettere in difficoltà il suo governo, è una dimostrazione vivente del classico provincialismo italiano. E conferma i limiti politici, oltreché psichici, della Presidente del Consiglio.
Non occorre andare nei centri sociali per trovare solidarietà per la Palestina. Lo dimostrano le manifestazioni che si succedono ininterrottamente in ogni parte d’ Italia dall’ ottobre 2023, con una intensificazione mai vista da decenni. La condotta di Israele è inaccettabile e deve portare a posizioni politiche non ambigue di condanna. Non esiste neutralità nei confronti di un genocidio. Non esiste l’equidistanza che dà un po’ di ragione alle vittime e un po’ di ragione ai carnefici.
In ambito bresciano è senza dubbio notevole, lodevole e pienamente condivisibile anche l’iniziativa presa dal presidente e dalla vice-presidente del Consiglio di Quartiere di San Polino, che hanno diffuso una “lettera aperta” rivolta alla Sindaca, alla sua Giunta e al Consiglio Comunale:

Siamo proprio curiosi di vedere se lo storico esponente del Magazzino 47 che, “a titolo personale”, siede sugli scranni della maggioranza di Palazzo Loggia, ed insieme a lui la consigliera “dissidente” ambientalista e pacifista di “Brescia Attiva”, avranno il coraggio di presentare a loro volta questo documento sotto forma di mozione nella Sala del Consiglio. Oppure se continueranno nella innocua e ben tollerata Fronda che li contraddistingue.
FRANCESCO ROVARICH

