Non avevamo dubbi che la “macchina del fango” di partiti, gruppi e massmedia di Sistema sarebbe entrata prontamente in moto anche a Brescia.
L’azione volta a delegittimare o ledere la credibilità di decine di migliaia di persone, infamarne o screditarne l’immagine allo scopo di intimidirle, perché hanno espresso la propria protesta per la tragedia immane di Gaza fuoriuscendo dagli apparati ufficiali, è scattata nel giro di poche ore. Paginate intere sul quotidiano della Curia e su quello del centrosinistra, ampi servizi sulle tv locali e sui siti di riferimento dei vari schieramenti istituzionali.

Dopo quanto accaduto nella Città Leonessa il 22 settembre, che ha visto circa ventimila suoi abitanti sfilare dalla mattina alla sera, politici e opinionisti locali, superato lo shock iniziale, hanno rilasciato un fiume di dichiarazioni di condanna. Non è tollerabile, infatti, per l’establishment bresciano convintamente filosionista, e quindi complice del genocidio in Palestina, che sia stato osato tanto da una parte non inconsistente della cittadinanza.
Due manifestazioni in un giorno, migliaia e migliaia di persone in piazza in ciascuna, almeno sei ore di cortei, canti e cori per la città. Sono tuttavia solo gli episodi finali e marginali dei tafferugli tra forze dell’ordine e alcuni giovani attivisti l’unico elemento che “anima il dibattito”. L’ unico elemento che muove allo “sdegno” chi in questi ultimi due anni non ha trovato una parola di “indignazione” per la mattanza di bambini, malati, anziani, fatta passare per “guerra” da parte di un esercito di assassini denominato IDF.
A partire dalla sindaca dell’ IHRA Castelletti, per arrivare ai rappresentanti dei vari livelli della Lega (nazionale, provinciale, cittadino) è tutto un lamento prolisso, un piagnisteo continuo. Contro “la degenerazione”, “l’ escalation di atti di violenza”, le “malefatte di questi perdigiorno”, i quali fanno “il gioco di Hamas, la stessa Hamas che non libera gli ostaggi del 7 Ottobre 2023”, ecc. ecc.

E al lamento si accompagna la minaccia. Si evoca la Legge Repressione recentemente approvata. Anzi, a Brescia serve di più. I leghisti locali proporranno infatti che anche gli organizzatori siano chiamati a rispondere dei danni eventualmente provocati da chi partecipa alle loro iniziative.
Notevole infine l’allucinazione del mondo cameratesco di “Brescia ai Bresciani”. Ci si sarebbe aspettati da tale mondo, considerando i propri riferimenti storici, almeno una parola di solidarietà con i Palestinesi. Invece niente. Confermando il ruolo di supporto alla destra istituzionale (del resto alle ultime elezioni comunali diedero indicazioni di voto per due candidati di Fratelli d’ Italia), i patrioti di “BaB” il 22 settembre hanno visto mobilitarsi in città ventimila “giovani nordafricani di seconda generazione”. Insomma, si è trattato nient’ altro che dell’ennesimo episodio di “sostituzione etnica”… In sostanza, nei fatti, al di là di qualche chiacchiera di circostanza, gli eredi di coloro che sterminarono gli Ebrei, oggi sostengono Netanyahu e complici che stanno sterminando i Palestinesi …
Eppure, malgrado la macchina del fango, resta il dato inconfutabile della forza di una mobilitazione che anche a Brescia ha riempito le strade con migliaia di persone, pur partendo dalla chiamata di organizzazioni – l’Usb e “Potere al Popolo” – di portata finora marginale sul territorio, non abbiamo difficoltà ad ammetterlo. Una marea eterogenea per età, estrazione sociale, ruolo territoriale – si pensi alla corposa attivazione di studenti e docenti delle scuole bresciane – fede politica, abitudine a scendere in piazza.
È questo il punto che i politici di Palazzo Loggia, filosionisti tutti, di destra, centro e sinistra che siano, si rifiutano di accettare. Una tragica questione internazionale è diventata catalizzatore per settori sociali ampi e trasversali, è riuscita a portare in strada persone che mai avevano manifestato prima. E un inaspettato ritorno in piazza della società civile, difficilmente si può ridurre a cronaca di tafferugli.
ROSA EVE

