PIAZZA GAZA A BRESCIA

Dal corteo allo stabilimento Leonardo ai rapporti economici di A2A con Israele: la mobilitazione internazionale e le questioni aperte per la città.

PALESTINA, PERCHÉ CONTINUARE A MANIFESTARE DOPO TRE ANNI?

Sono trascorsi tre anni dal 7 ottobre 2023 e dall’inizio della devastante offensiva israeliana nella Striscia di Gaza con annesso tentativo di genocidio. Tre anni di bombardamenti a tappeto, distruzioni immani, un’ ecatombe indiscriminata di civili e una popolazione costretta a vivere in condizioni umanitarie che dire drammatiche è dire poco. Eppure la parola «tregua» rischia di suggerire che il peggio sia passato. Perciò migliaia di persone in tutta Italia ancora insistono a scendere in piazza. Ha senso, pur dopo tanto tempo: per non dimenticare ciò che realmente sta accadendo

La risposta infatti è anzitutto nei dati. Secondo i bilanci diffusi dalle autorità sanitarie di Gaza, le vittime palestinesi dall’ottobre 2023 sono circa 80.000, mentre la distruzione pressochè totale delle infrastrutture e del sistema sanitario continua a schiacciare la popolazione.

Inoltre il cessate il fuoco annunciato nell’ottobre 2025 non ha segnato la fine delle uccisioni. Un aggiornamento OCHA (l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari) del 2 ottobre 2026, che riporta i dati del Ministero della Sanità di Gaza, indica 1.431 palestinesi uccisi e 5.026 feriti dopo l’annuncio della tregua. A Gaza restano inenarrabili le condizioni di vita, mentre in Cisgiordania proseguono violenze, demolizioni e sfollamenti. Ecco perché la mobilitazione non può essere liquidata come un rituale.

ANCHE BRESCIA IN CORTEO

Sabato 10 ottobre, nell’ambito di una giornata internazionale di mobilitazione per la Palestina, anche Brescia ha risposto all’appello. Un corteo di alcune centinaia di attivisti, promosso dal Coordinamento Palestina Brescia, è partito alle 15 da piazza Garibaldi, ha attraversato via Milano e ha raggiunto lo stabilimento Leonardo di via Lunga verso le 17.

In apertura numerosi giovani; dietro, militanti di partiti, associazioni (“Presidio Permanente per la Palestina”, “Donne in Cammino”) e organizzazioni sindacali. Molte bandiere palestinesi, insieme a quelle cubane e a quelle di tutte le altre organizzazioni dell’ Estrema Sinistra bresciana e dell’USB, con diversi striscioni.

Davanti allo stabilimento si sono svolti interventi che hanno contestato i rapporti militari tra Leonardo e Israele e richiamato il ruolo del governo italiano come principale azionista dell’impresa. La cronaca segnala anche la cancellazione della targa all’ingresso della fabbrica. La partecipazione è stata significativa, pur senza raggiungere le dimensioni delle maggiori manifestazioni degli anni precedenti.

LEONARDO, LE ARMI ITALIANE E LA MARINA ISRAELIANA

La destinazione del corteo è stata scelta per il suo significato politico. Lo stabilimento Leonardo di Brescia, erede della tradizione della Breda Meccanica Bresciana e di OTO Melara, opera nel settore dei sistemi d’armamento. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze è il principale azionista di Leonardo, con una partecipazione di circa il 30 per cento.

Nel 2019 Leonardo ha firmato con il Ministero della Difesa israeliano un contratto per sistemi navali 76/62 Super Rapido, con ricambi, attrezzature e addestramento. I cannoni sono destinati alle corvette della Marina israeliana. Secondo le risposte fornite dalla stessa società agli azionisti nel 2026, le consegne dei cannoni sono state completate nel maggio 2023, salvo un sistema per l’addestramento mai consegnato.

La circostanza più rilevante è che le forniture non sono cessate integralmente dopo il 7 ottobre 2023. Leonardo ha dichiarato spedizioni di ricambi e attrezzature per quei sistemi fino al 2024, per circa 465.000 euro complessivi, dei quali 227.000 relativi a materiali in garanzia, nell’ambito di contratti e autorizzazioni precedenti. L’azienda rivendica la conformità delle spedizioni alla normativa vigente. Resta aperta la questione politica dell’efficacia di una sospensione delle nuove licenze che non interrompe l’esecuzione dei contratti preesistenti.

A2A, L’ALTRO VOLTO DEI RAPPORTI ECONOMICI CON ISRAELE

Non c’è soltanto Leonardo. A2A, multiutility partecipata dai Comuni di Brescia e Milano e impegnata nella gestione di servizi pubblici essenziali, ha sviluppato negli anni rapporti economici e tecnologici con soggetti israeliani.

Nel novembre 2021 A2A ha firmato un memorandum d’intesa con la Israel Innovation Authority, agenzia pubblica israeliana per l’innovazione, allo scopo di promuovere collaborazioni con startup nei settori dell’energia, delle reti, dell’economia circolare e della sostenibilità. Un rapporto concreto riguarda Aquarius-Spectrum, impresa israeliana specializzata nei sensori acustici per rilevare perdite idriche: i suoi dispositivi sono stati utilizzati nell’acquedotto di Brescia.

A2A ha riferito nel marzo 2026 della presenza di 1.265 sensori Aquarius nella rete cittadina. Consultando la storia aziendale pubblicata sul sito di Aquarius-Spectrum, emerge un elemento che merita attenzione.

Nel 2018 Aquarius-Spectrum si aggiudicò una gara per monitorare le perdite idriche in tutte le basi dell’esercito israeliano. La stessa azienda dichiara di aver ricevuto il suo primo ordine da A2A nel 2020.  Questo significa che il fornitore tecnologico israeliano aveva anche l’ IDF tra i propri clienti.

Nell’ottobre 2022 A2A ha inoltre annunciato un’intesa con il fondo israeliano Southern Israel Bridging Fund (SIBF), per investimenti in startup e un progetto di hub per l’innovazione a Tel Aviv.

Questi non sono rapporti militari e non provano un sostegno di A2A alle operazioni dell’esercito israeliano. Ma pongono una domanda sulla continuità delle relazioni economiche di una società a controllo pubblico con interlocutori israeliani, nel contesto della guerra e delle richieste di embargo avanzate da imponenti manifestazioni di piazza nell’ autunno dell’ anno scorso.

QUANDO UNA MINISTRA DEL GOVERNO NETANYAHU VISITÒ BRESCIA

C’è poi un precedente che Brescia del Popolo aveva già portato all’attenzione. Nel settembre 2024 Idit Silman, ministra israeliana della Protezione ambientale nel governo Netanyahu, visitò il termoutilizzatore A2A di Brescia. Il 24 settembre Giorgio Cremaschi dedicò alla vicenda, sulle pagine di questa testata, l’articolo «Il Comune di Brescia complice di Netanyahu».

La visita, benchè “riservata”, suscitò interrogativi sul significato politico dei rapporti istituzionali mantenuti con esponenti del governo israeliano mentre il tentativo di genocidio a Gaza era già in corso. La visita resta un episodio, o meglio una macchia, che rende concreta, sul piano locale, la discussione sulle relazioni con Israele.

IL COMUNE, LA DEFINIZIONE IHRA E LE DOMANDE APERTE

Il Comune di Brescia è, insieme a Milano, uno dei principali azionisti pubblici di A2A. Si pone quindi il tema dell’indirizzo che le amministrazioni possono esercitare, attraverso gli strumenti societari, sulle collaborazioni internazionali dell’impresa.

In questo quadro torna alla memoria la decisione del Consiglio comunale che, nel gennaio 2024, approvò l’adesione alla definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), malgrado alcuni distinguo, peraltro molto prudenti, nella maggioranza. Il contrasto dell’antisemitismo è un principio irrinunciabile. Ma la discussione, allora come oggi, quando incombe l’ approvazione finale della cosiddetta Legge antisemitismo, verteva sull’adozione di quella specifica definizione e sul timore che alcuni suoi esempi potessero essere impiegati per limitare la critica alle politiche dello Stato israeliano.

Esiste un rapporto tra quella decisione e il contesto dei rapporti economici e istituzionali della città con Israele? La domanda può essere legittimamente posta come questione di trasparenza. Sullo sfondo si colloca anche il dibattito nazionale sulle proposte legislative in materia di antisemitismo, richiamato nei comunicati della mobilitazione.

CONTRO L’ECONOMIA DI GUERRA, DALLA PALESTINA A BRESCIA

Nel comunicato diffuso per il corteo e nell’ intervento tenuto da Giorgio Cremaschi durante la manifestazione, “Potere al Popolo!” Brescia ha chiesto la rottura degli accordi economici con Israele e un embargo totale, collegando la solidarietà con la Palestina alla critica dell’industria bellica, dell’aumento delle spese militari e dei tagli al welfare.

La manifestazione ha posto dunque una questione concreta: quali rapporti militari, economici e istituzionali continuano a legare il nostro territorio a Israele, e quale responsabilità pubblica ne deriva?

Torniamo allora alla domanda iniziale: perché continuare a manifestare dopo tre anni? Perché le vittime non appartengono soltanto al passato, la situazione umanitaria rimane apocalittica e le decisioni dei governi e delle imprese non sono affatto estranee alla vita delle nostre città. Il corteo del 10 ottobre ha portato questa discussione fino ai cancelli di Leonardo, ricordando che la Palestina, attraverso le scelte della politica e dell’economia, riguarda anche Brescia.

REDAZIONE