UNA BATTAGLIA È PERDUTA, MA C’È ANCORA TEMPO PER VINCERNE UN’ALTRA

Il Tribunale di Brescia respinge il ricorso di Luigi Borrelli contro le sanzioni disciplinari. USB attende le motivazioni e valuta l’appello: la vertenza sul transito di armi dall’aeroporto di Montichiari continua.

IL TRIBUNALE CONFERMA LE SANZIONI

Nuovo capitolo nella lunga vicenda di Luigi Borrelli, lavoratore dell’aeroporto civile “Gabriele D’Annunzio” di Montichiari, delegato USB, componente della RSU e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, da oltre due anni al centro di una dura vertenza legata al transito di materiale bellico attraverso lo scalo bresciano.

Il Tribunale del lavoro di Brescia ha respinto il ricorso presentato contro i provvedimenti disciplinari inflitti al lavoratore, condannandolo anche al pagamento delle spese di giudizio. La decisione è arrivata dopo il presidio organizzato il 1° ottobre davanti al Palazzo di Giustizia di Brescia in sostegno del delegato sindacale, di cui avevamo già dato ampio resoconto come “Brescia del Popolo”

Le motivazioni della sentenza non sono ancora disponibili: il loro deposito è previsto entro sessanta giorni. USB Lombardia ha annunciato che, una volta esaminate insieme ai propri legali, valuterà l’impugnazione della decisione e il ricorso in appello.

La vicenda giudiziaria, dunque, potrebbe essere tutt’altro che conclusa. E sul piano sindacale USB ha già fatto sapere che la mobilitazione proseguirà.

UNA STORIA COMINCIATA NEL 2024

Il caso Borrelli nasce nell’estate del 2024, quando il delegato USB rende pubblica la presenza di materiale bellico tra le merci movimentate nell’aeroporto civile di Montichiari. “Brescia del Popolo” ha seguito, fin dall’inizio e passo dopo passo, l’intera vicenda.

La denuncia pone fin dall’inizio due questioni: da una parte l’utilizzo di uno scalo civile per il transito di armamenti, dall’altra il coinvolgimento dei lavoratori addetti alle operazioni di carico e scarico. Borrelli e USB sollevano inoltre il problema della formazione e dell’informazione del personale chiamato a movimentare questo tipo di merci.

La vicenda esce rapidamente dai cancelli dell’aeroporto. Si susseguono presidi, iniziative pubbliche e interventi politici, mentre la questione del passaggio di armi dal “D’Annunzio” acquista una dimensione sempre più ampia.

Nell’ottobre 2024 arriva la prima pesante conseguenza disciplinare: sei giorni di sospensione dal lavoro. A Borrelli viene contestata la divulgazione di informazioni considerate riservate e potenzialmente pregiudizievoli per la sicurezza dello scalo.

LA POSIZIONE DELLA SOCIETÀ

GDA Handling (Gabriele D’Annunzio Handling), la società che gestisce i servizi di assistenza a terra e di movimentazione delle merci nello scalo di Montichiari e alle cui dipendenze lavora Borrelli, ha sempre respinto la ricostruzione proposta dal sindacato sul problema della sicurezza dei lavoratori.

Dopo le prime polemiche del 2024, la società aveva precisato che l’aeroporto di Montichiari opera anche al servizio del distretto industriale bresciano, nel quale rientra la produzione di armamenti, e che le spedizioni di merci di questo genere vengono effettuate attraverso procedure logistiche controllate e con personale formato.

È proprio sul rapporto tra il diritto dell’azienda alla riservatezza sulle operazioni svolte nello scalo e il diritto del rappresentante sindacale a informare i lavoratori e l’opinione pubblica che si è progressivamente concentrato lo scontro.

IL CARICO DI MISSILI E IL NUOVO SCONTRO

La vicenda torna ad esplodere nell’estate del 2025.

Borrelli divulga la notizia del previsto passaggio, il 25 giugno, di un carico di missili attraverso Montichiari. USB indice uno sciopero e organizza una mobilitazione contro il coinvolgimento dei lavoratori nelle operazioni di movimentazione degli armamenti.

Il 9 luglio GDA Handling invia al delegato una nuova contestazione disciplinare, accusandolo ancora una volta di avere divulgato informazioni riservate. Tra le contestazioni figura anche la sua partecipazione a iniziative pubbliche nelle quali era stato rivendicato il diritto dei lavoratori a rifiutarsi di movimentare armi. Per alcuni giorni si prospetta perfino la possibilità del licenziamento.

Il 17 luglio viene organizzata a Brescia una manifestazione di solidarietà con Borrelli davanti alla Prefettura.

Il licenziamento non arriva, ma alla fine di luglio viene inflitta una nuova sanzione: otto giorni di sospensione dal lavoro e dalla retribuzione.

DENUNCIARE NON È UN CRIMINE

Ora il rigetto del ricorso da parte del Tribunale del lavoro apre una nuova fase.

In un comunicato diffuso dopo la decisione, USB Lombardia ribadisce la propria solidarietà a Borrelli. La questione infatti va molto oltre la vicenda personale del proprio delegato.

Sono in gioco la libertà dell’azione sindacale, il diritto dei lavoratori a prendere pubblicamente posizione e la possibilità per i loro rappresentanti di svolgere il proprio ruolo senza l’ incubo di una continua successione di contestazioni e sanzioni disciplinari. Perchè denunciare il transito di armi non è un crimine!

USB ribadisce la propria contrarietà al coinvolgimento di lavoratori civili nelle attività connesse alla movimentazione di materiale bellico e annuncia che continuerà a utilizzare gli strumenti sindacali e democratici a propria disposizione.

LA SENTENZA NON CHIUDE LA VERTENZA

Sul piano giudiziario occorrerà attendere.

Solo il deposito delle motivazioni permetterà di conoscere nel dettaglio le ragioni che hanno portato il Tribunale a respingere il ricorso e consentirà ai legali di Borrelli e del sindacato di decidere come procedere. Per questo, allo stato attuale, sarebbe prematuro attribuire alla sentenza una motivazione giuridica che ancora non conosciamo.

Sul piano sindacale, invece, USB annuncia che la vertenza non si considera conclusa.

È forse questo il dato che meglio restituisce il significato assunto dalla vicenda nei due anni trascorsi dalla prima denuncia. Quello che era cominciato come un conflitto sulle merci movimentate in un aeroporto civile è diventato progressivamente anche uno scontro sui confini del diritto di informazione e di denuncia di un rappresentante dei lavoratori.

La parola passa ora alle motivazioni del Tribunale e, con ogni probabilità, a un nuovo capitolo giudiziario. Nel frattempo, USB assicura che continuerà a sostenere Luigi Borrelli e a portare avanti la propria opposizione al coinvolgimento dei lavoratori civili nella movimentazione di armamenti.

Viene alla mente, con tutte le debite proporzioni, un episodio lontano più di due secoli. Il 14 giugno 1800, sul campo di Marengo, quando l’esercito francese sembrava ormai sconfitto, il generale Desaix raggiunse Bonaparte con i rinforzi. La tradizione gli attribuisce una frase destinata a diventare celebre: «Questa battaglia è perduta, ma c’è ancora tempo per vincerne un’altra». Poche ore dopo le sorti di Marengo si erano rovesciate.

È soltanto una suggestione, naturalmente. Ma descrive bene il punto in cui si trova oggi la vicenda di Luigi Borrelli. Una battaglia giudiziaria è stata perduta. La vertenza, invece, non è finita.

Non lo è per USB. E non lo è per “Potere al Popolo!” di Brescia e Provincia e per “Brescia del Popolo”, che da due anni seguono questa vicenda continuando a esprimere il proprio sostegno e la propria solidarietà a Luigi Borrelli.

DARIO FILIPPINI