“BRESCIA AI BRESCIANI”, MA CHI SONO I BRESCIANI?

Non sono originaria di Brescia, anche se da un po’ di anni lavoro in città. Mi ha quindi colpito la notizia che la proposta di “Legge di Iniziativa Popolare per la Remigrazione” vede tra i proponenti un’associazione denominata “Brescia ai Bresciani”. Che a partire dal 15 febbraio avvierà una “campagna di sensibilizzazione” sul tema nella Città Leonessa.

Mi chiedo: ma chi sono questi Bresciani? Ad esempio un cittadino di Rovato o Mazzano è da considerarsi bresciano o no? Quando abitavo in affitto nel cuore di Brescia, il mio padrone di casa, di famiglia bresciana da centinaia di anni, tracciava una netta distinzione tra i cittadini e i provinciali.

Mi si dirà: sempre Bresciani sono, anche quelli di provincia.

Ma aspettate! Il direttore editoriale di “Brescia del Popolo”, fiorentino ma da quarant’ anni a Brescia, è bresciano o no? E gli studenti che lui ha educato quando ha lavorato come docente, così come hanno fatto e fanno tanti insegnanti meridionali che hanno operato e operano nelle scuole bresciane, sono da considerarsi Bresciani oppure hanno bisogno, per essere ammessi nel club, di un periodo di rieducazione a spiedo, pirlo e bestemmie?

Vabbe’ dai, consideriamo quel “Bresciano” equivalente ad Italiano. Tanto ormai va di moda dare addosso allo straniero, specie se di pelle scuretta.

Secondo il sito “Cittadini Stranieri”, a Brescia città nel 2025 vi erano 38.222 stranieri, ovvero il 19.1% della popolazione. Praticamente un abitante su cinque. Questo numero non considera quanti sono gli stranieri naturalizzati italiani. Quelli nati da almeno un cittadino italiano o quelli nati o cresciuti qui da cittadini stranieri che dopo un tot di anni hanno finalmente potuto acquisire la cittadinanza. Come capirete il numero cresce. E non di poco.

Ecco, allora, sorge di nuovo la domanda: chi sono i Bresciani? Il ragazzino che è nato e vive a Brescia, figlio di madre africana e padre italiano, è bresciano?  E quello nato dalla sacrilega unione (oddio, ci rubano le donne) tra padre africano e madre italiana?  E quello nato da madre e padre africani, ma vissuto da sempre qui, che dice “baita” per indicare casa?  Sono italiani o no?

Ma immaginate che bello: una città senza immigrati. Senza quei 38 mila immigrati. Brescia passerebbe da oltre 200 mila abitanti a meno di 170! Arretrando di importanza tra le città italiane. Però il numero è forza, diceva Lui. O no?

Vabbe’, ma immaginate quante case vuote, che si andrebbero ad aggiungere a quelle già presenti in città, che sono stimate in circa 13 mila.

40 mila stranieri in meno, se anche fossero 8 in appartamento (si sa che i “giargiana” vivono stipati, no? Dico bene?)  sarebbero altri 5 mila appartamenti vuoti.  Si arriverebbe a 18 mila appartamenti vuoti per una popolazione ridotta a 170mila abitanti!  Praticamente uno ogni 10 persone. Immaginate il crollo dei prezzi delle case e il crollo dei prezzi degli affitti!  Chi ne godrebbe? Beh non certo gli stranieri, visto che non ci sarebbero più. E neanche i Bresciani, che ovviamente posseggono la maggior parte del patrimonio immobiliare e che sono quasi sempre i locatori degli appartamenti. Quante meno entrate per i Bresciani dagli affitti e dalle vendite!

Ma Brescia ai Bresciani!

Continuiamo a ragionarci sopra.

Come ho detto in un altro articolo: prendo spesso la metro in orari molto mattinieri, quando è ancora buio. E la maggior parte delle persone che è con me a quell’ora sono adulti con tratti, direbbe Vannacci, non italici. Dubito fortemente che stiano rientrando da serate in discoteca. Saranno lavoratori, badanti, baristi, operai che si sono alzati prima dell’alba per recarsi al loro posto  per far funzionare i servizi, che anche quelli di “Brescia ai Bresciani” usano quotidianamente. Magari oggi uno di “Brescia ai Bresciani” è sceso a prendere il caffè al bar, servito da un immigrato che era lì a lavorare alcune ore prima di lui, quando il nostro ancora dormiva!

E poi scusate: immaginate che sogno, senza negozietti pakistani, senza gli Indiani nella Bassa in agricoltura, senza ristoranti e bazar cinesi, senza badanti dell’est, senza cuochi maghrebini, senza camerieri dagli occhi e dai colori diversi da quelli di un Bresciano doc.  Come sarebbe più facile la vita quotidiana, no?

Saranno quelli di “Brescia ai Bresciani” ad alzarsi alle 4 o 5 di mattina, saranno quelli di “Brescia ai Bresciani” a preparare il cibo e servirvi nei ristoranti, saranno quelli di “Brescia ai Bresciani” a badare agli anziani, saranno quelli di “Brescia ai Bresciani” a spalare la merda delle vacche nelle stalle che producono il grana nella Bassa. Dopo averla spalata dai loro cervelli.

Baci.

ROSA EVE