LE CASE DI BRESCIA

Quando si parla di emergenza abitativa a Brescia, ci si riferisce ad una situazione critica, a causa di una diffusa morosità provocata da affitti insostenibili. Il paradosso sta tra la carenza di alloggi a prezzi accessibili e l’elevato numero di case vuote.

Solo per dare un’idea della situazione, in occasione dell’ ultimo bando nel capoluogo per l’ edilizia popolare, nella primavera del 2025, 1.280 abitanti hanno presentato domande valide di fronte ad un’ offerta di appena 55 alloggi  (del Comune e  di Aler-Aziende Lombarde per l’Edilizia Residenziale) disponibili in seguito a ristrutturazioni o  provenienti da “cambi” (persone che muoiono o si trasferiscono)!  

Eppure si parla di un patrimonio di migliaia di alloggi appartenente al Comune di Brescia. L’ Aler ne avrebbe altri 3.000 in città… Ovvio quindi che le fasce deboli, incluse famiglie e anziani, fatichino a trovare soluzioni, mentre aumentano i senzatetto.  La provincia conta quotidianamente tra i due e i tre sfratti, che coinvolgono spesso famiglie con minori e anziani.

Nonostante la crisi, si stima la presenza di decine di migliaia di alloggi sfitti nel Bresciano, spesso seconde case, a fronte di una drastica riduzione delle locazioni (-85% in 10 anni in città). La disponibilità di case popolari è estremamente limitata; le assegnazioni sono pochissime rispetto alla domanda.

L’aumento dei senzatetto, raddoppiato negli ultimi anni, crea gravi disagi durante il periodo invernale, con necessità di interventi d’emergenza da parte della Caritas e della rete solidale, che gestiscono accoglienze temporanee per oltre 100 persone. Il costo elevato dei canoni di locazione rende insostenibile la ricerca di una casa per i redditi medio-bassi. 

La situazione richiederebbe interventi strutturali per affrontare sia la carenza di offerta sia il disagio economico, con associazioni e sindacati che chiedono soluzioni a lungo termine.

Ma a fronte di tutto ciò, le due articolazioni locali del Partito Unico degli Affari si guardano bene dal condurre un intervento serio. La destra al governo in Regione Lombardia ha ridotto- ad esempio- i fondi per la manutenzione delle case Aler  (Aziende Lombarde per l’Edilizia Residenziale). Le responsabilità dell’ amministrazione di centrosinistra nel capoluogo sono altrettanto gravi. E le scelte compiute ultimamente aiutano a comprendere i motivi di un comportamento che altrimenti apparirebbe inspiegabile.

Partiamo dalla vicenda della Torre Tintoretto che venne abbattuta nel 2022. 195 appartamenti di Erp (Edilizia Residenziale pubblica) a canone sociale (€ 250 circa al mese) andarono in fumo, nonostante nel 2011 il PD avesse dichiarato che andava assolutamente ristrutturata. A fronte di una perizia della Camera di Commercio del 2013 che la valutava 15 milioni, venne acquisita da Redo Sgr- una società benefit e gestore di fondi immobiliari specializzata in rigenerazione urbana a impatto sociale e social housing- a 1.3 milioni e poi appunto abbattuta.

Ma non è finita qui perché Redo avrebbe dovuto costruire sul sedime 270 appartamenti per lo più in housing sociale (cioè a canone calmierato, circa € 500 mensili per appartamenti sui 70 mq), che non ha più realizzato. Il finanziamento pubblico (Pnrr) avrebbe portato a Redo circa 60 milioni di euro ma ne sarebbero serviti almeno 90. Quindi ad oggi il Comune si trova scoperto di 270 alloggi ma pur avendo in mano una fideiussione di 3 milioni non la riscuote perché crede ancora che Redo, prima o poi, costruisca le case… Così una parte del finanziamento previsto per l’operazione Redo, circa 25 milioni, sono andati a Sanpolino dove sono in fase di ultimazione 3 palazzi di 5 piani, per 70 appartamenti, sempre in housing sociale e quindi non a canone sociale del quale c’è maggiormente bisogno in città.

Si consuma suolo permeabile laddove era già sorta l’enorme “Cittadella dello Sport” (osteggiata dal PD quando era all’opposizione). Ma non è finita qui, perché la Sindaca ha annunciato a fine 2025 che sempre a Sanpolino sorgeranno altri 600 appartamenti, portando così a compimento la devastazione ambientale del quartiere. Vien da chiedersi dove li metteranno 600 appartamenti (53.000 mc). Costruiranno nuove torri dopo averne abbattuta una che, secondo l’ Amministrazione Comunale, era fonte di vari problemi di convivenza e di ordine pubblico? La popolazione di Sanpolino di fatto raddoppierà o quasi, un quartiere piccolissimo diverrà un alveare con conseguenze negative sulla qualità della vita dei residenti, il traffico congestionerà una zona che oltretutto deve affrontare decine di volte l’anno l’arrivo da fuori di centinaia di persone, a causa dei tanti eventi sportivi.

Traffico, cementificazione, distruzione di biodiversità e di habitat, mentre la città è ai vertici della classifica per consumo di suolo, per aria malsana e per decessi dovuti all’inquinamento.

A proposito: la Sindaca il 3 aprile del 2023, in piena campagna elettorale, dichiarò al “Giornale di Brescia” che era sua ferma intenzione destinare 600 nuovi appartamenti ad “alloggi sociali attraverso il recupero del patrimonio edilizio pubblico, da un lato, e, dall’altro, coinvolgendo la platea di immobili privati sfitti”.

Aggiungiamo un ultimo dato, per nulla irrilevante. La Loggia ha destinato circa 25 milioni di fondi comunali per realizzare gli impianti sportivi a Sanpolino, per la bonifica della pista di atletica del Calvesi (un doppione) e per l’inutile e costosissimo ascensore in Castello.

Ci si chiede pertanto se le priorità fossero queste e non invece di destinare quelle ingenti risorse al problema della carenza abitativa (soprattutto di case popolari) e all’emergenza ambientale.

In questo contesto, gli “antagonisti bresciani”- o presunti tali- non sono stati capaci di dire una parola di fronte allo scempio dell’ abbattimento della Tintoretto, ma nel 2011 facevano le “serrate”, assieme ai comitati ambientalisti di Sanpolo e Sanpolino,  contro l’ ipotizzato abbattimento allora proposto dal centrodestra della Giunta Paroli.

Non dicono una parola neppure sull’ “Operazione Sanpolino” in pieno corso di svolgimento. Stanno zitti. Preferiscono giocarsela con l’assessore Fenaroli, un uomo che sa “ascoltarci e risolvere i problemi”.

DANIELE MARINI