Tante volte, l’ultima proprio a metà del mese di gennaio scorso, su “Brescia del Popolo”, abbiamo segnalato la sempre più critica situazione dei senza fissa dimora nel capoluogo, estrema manifestazione del degrado provocato dal fenomeno generale della “povertà assoluta” in aumento. Avevamo riferito inoltre sui ripetuti allarmi in proposito lanciati dalle associazioni caritative e filantropiche di privati o facenti capo alla diocesi.
Ebbene, gli eventi temuti infine, purtroppo, si sono verificati.
La mattina di venerdì 6 febbraio, riverso su una panchina nel parchetto di via Bagnadore, un senza tetto 42enne originario dell’Uzbekistan è stato trovato privo di vita. La morte sarebbe da ricondurre a un improvviso malore. L’uomo era conosciuto in zona, in quell’area trascorreva parte delle sue giornate. Era noto anche ai Servizi di accoglienza del Comune poiché nel 2024 aveva avuto accesso all’Helpcenter e, a seguire, a uno dei servizi di bassa soglia offerti dall’Amministrazione.

A qualche ora di distanza, a soli 200 metri dall’altro, è avvenuto un secondo decesso, nel parco Caduti di Nassiriya, tra via Cesare Arici e via Trivellini. L’uomo stavolta era un 40enne italiano affetto da una malattia cronica. E’ stato rinvenuto anch’ egli riverso su una panchina. Gli operatori del 118 hanno tentato di rianimarlo, senza successo.

Constatiamo dunque che nel 2026 in una città come Brescia, “la nostra città europea”, che compete per l’ “European Green Capital Award- Premio Capitale Verde Europea” e ambisce a diventare “Innovation District”, si può ancora morire di freddo, benché le indagini degli inquirenti in corso puntino pure sulle piste di possibili intossicazioni da sostanze stupefacenti o alimenti contaminati, il che però non cambia di molto la sostanza delle due drammatiche vicende . Che sono, in qualche modo, anch’ esse “grandi eventi”, ma tragici e disarmanti.
La sindaca Laura Castelletti ha tenuto a precisare, in un apposito comunicato, che “come amministrazione lavoriamo ogni giorno, assieme ai servizi sociali e al terzo settore, per offrire accoglienza, supporto e percorsi di aiuto a chi vive in condizioni di grave fragilità” e che sta alacremente lavorando “per rafforzare la rete di protezione e per costruire una città capace di non lasciare indietro nessuno”. Visti questi risultati non si direbbe. D’ altronde- come suo solito- la sindaca ributta su altro la responsabilità di quanto accaduto, sui “vissuti difficili”, segnati da “problemi economici, sanitari e personali” dei due morti, perché “dietro ogni scelta” ci sono conseguenze . Insomma, i due deceduti se la sono cercata.

Si rafforza il dubbio invece che sia proprio il sistema dell’assistenza demandato quasi totalmente al clero e ad associazioni filantropiche di privati cittadini a non riuscire a reggere più, dinanzi all’aggravarsi del fenomeno della povertà assoluta.
Comunque la sindaca può stare tranquilla. Nessuno avrà nulla o quasi da ridire rispetto a ciò che è successo, al deterioramento sociale cui anche Brescia è sottoposta e alle scelte dell’ amministrazione cittadina per affrontarlo. Per le opposizioni, perfino per quelle che si definiscono “anti-Sistema” (ma in realtà più o meno legate alle due coalizioni del Partito Unico degli Affari che duellano cavallerescamente a Palazzo Loggia), le priorità sono altre. Remigrazione da un lato, Rojava dall’ altro costituiscono in questo momento i temi all’ ordine del giorno…
FILIPPO RONCHI

