ARIACCIA DI BRESCIA SENZA PACE

Anche quest’ anno a Brescia, dopo che a metà gennaio per due giorni consecutivi, lunedì 13 e martedì 14, si è registrato un forte superamento dei valori delle polveri sottili in base al sistema di controllo fissato dal Protocollo Regionale per la qualità dell’aria, sono state già attivate le misure di emergenza anti smog. Esse sono entrate in vigore a partire dal 16.

E’ da ricordare però che la soglia di riferimento nella Città Leonessa non è più quella che l’Agenzia Europea per l’Ambiente ha stabilito.

La Regione Lombardia governata dalla destra, con l’accordo o il tacito assenso dei comuni lombardi, anche quelli amministrati da maggioranze di centrosinistra in cui sono presenti consiglieri “verdi” di varie specie (come ad esempio proprio a Brescia),  ha chiesto e ottenuto una deroga… Sicchè i limiti della Regione Lombardia divergono di molto rispetto ai nuovi parametri che l’Agenzia Europea per l’Ambiente ha deciso di fare suoi. E che sono quelli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Se adottati, ci metterebbero nella condizione di avere un giorno su due avvelenato dalle polveri sottili e dal cocktail di veleni presenti nella mal’aria della città.

Secondo l’ oligarchia politica che tutela gli interessi del Partito Unico degli Affari, i nuovi obiettivi fissati dall’UE sarebbero quindi  irraggiungibili nella Pianura Padana. Densità industriale, agricola e di traffico dell’area lo impedirebbero. L’applicazione delle norme comporterebbe- a giudizio degli esponenti del Partito Unico degli Affari- la “chiusura” delle attività produttive. Dalle nostre parti, di rispettare i limiti validi in tutto il resto della UE se ne riparlerà quindi tra una quindicina d’ anni, nel 2040. Forse.

Le complesse misure di limitazione riguardanti la circolazione di alcuni tipi di veicoli in alcune zone dell’area cittadina, i vari divieti (utilizzo di stufe e combustioni all’ aperto) e la soglia di 19°C (con tolleranza di 2°C) per le temperature medie nelle abitazioni e negli esercizi commerciali hanno avuto del resto breve durata. Queste restrizioni sono state revocate infatti dopo quattro giorni grazie ad un “miglioramento della qualità dell’aria”.

Una cosa va detta tuttavia con chiarezza. Nelle giornate di altissima concentrazione di Pm10 e Pm 2,5 come quelle registrate ultimamente, non bastano i provvedimenti del Protocollo Regionale.

Il Comune di Brescia è consapevole dei rischi che l’inquinamento atmosferico provoca alla salute?  O piuttosto ritiene che costituisca allarmismo far presente la pericolosità della situazione in città? O forse preferisce non dare rilevanza al grave problema?

La Sindaca, in qualità di massima autorità sanitaria della città, dovrebbe invitare la popolazione ad uscire dalle proprie abitazioni il meno possibile. La sollecitazione dovrebbe essere rivolta prevalentemente agli anziani e ai genitori di figli piccoli, perché le particelle sottili colpiscono prevalentemente queste due fasce d’età. Quando vi sono stati di allarme come si è verificato a metà gennaio, dovrebbero inoltre essere vietate tutte le attività all’aperto. In particolare quelle sportive, perché i praticanti sono sollecitati ad una maggiore respirazione e, quindi, ad un maggior pericolo per la propria salute.

REDAZIONE