Lo strapotere dell’ a2a a Brescia ormai non conosce più ostacoli. L’ enorme azienda guadagna un fiume di denaro di cui- si dice- “beneficia” il capoluogo. La progressione è impressionante, in particolare negli ultimi anni, ed appare inarrestabile, come mostrato dall’illustrazione sottostante, che circola sui social.

I due schieramenti “avversari” in cui si struttura il Partito Unico degli Affari a Palazzo Loggia, centrosinistra e destra, plaudono entusiasti. La sindaca ha affermato che tutti questi soldi si trasformerebbero in “servizi per i cittadini” e ciò sarebbe merito non solo dei “menager”, ma anche della “visione strategica che noi (lei e il suo predecessore e mentore- ndr) abbiamo dato, puntando sulla vocazione industriale e sulla svolta green”. Ma soddisfatto dei “rinnovati positivi risultati” si è dichiarato, in un recente passato, pure il leader dell’opposizione di Sistema, il leghista Fabio Rolfi.
Sennonché, con il trascorrere del tempo, comincia a venire perfino a lui qualche dubbio. Perché sta diventando sempre più evidente che questa marea di danaro alimenta una spesa corrente che ogni anno cresce, di pari passo con i dividendi, ben oltre le reali capacità del Comune. Tale iniezione esterna di ricchezza, tuttavia, è per definizione incerta, poichè dipende dal mercato. Soprattutto è pagata dai cittadini tramite le salatissime bollette che solo il capogruppo di Azione in Loggia, Fabrizio Benzoni, osa ancora lodare come assai vantaggiose per i Bresciani.

La spesa corrente, inoltre, non significa solo servizi sociali, che appaiono peraltro piuttosto deficitari in alcuni comparti e ciò desta qualche inquietante interrogativo (edilizia pubblica, sostegno alla lotta contro la povertà in aumento). Emerge che la spesa corrente serve anche per incarichi, eventi, consulenze, contributi, etc. Insomma, è la leva che muove una grossa macchina clientelare, che a sua volta genera consenso politico. Il che rende quasi impossibile scalzare l’attuale maggioranza di centrosinistra dal potere, che nel capoluogo detiene- non a caso- da un trentennio, a parte una breve e molto infelice parentesi di sindacatura del centrodestra tra il 2008 ed il 2013.
Oltretutto, con questo trend di crescita, si sta verificando un disequilibrio preoccupante nel bilancio della città, tant’è che tra entrate proprie del Comune (cioè senza dividendi) e uscite correnti vi è un disavanzo certificato di oltre 80 milioni. Detto in termini più semplici da comprendere, il Comune non sta in piedi senza i soldi che gli passa l’a2a.
E le altre scelte che si potevano fare? Perché il Comune- che pure è azionista di maggioranza dell’azienda- non ha agito per adeguare le bollette, soprattutto quelle del teleriscaldamento, ai reali costi di esercizio, quindi abbassandole per i Bresciani? I quali peraltro già si devono sorbire- per rispetto all’ a2a- un termovalorizzatore sovradimensionato rispetto alle esigenze della città. Eppure, in fin dei conti, il dividendo più importante dovrebbe essere quello che rimane nei bilanci delle famiglie. Ma ciò pare importare poco alla Giunta e alla maggioranza attuali, tutte intente a magnificare le loro future grandi “opere”, dall’ ascensore panoramico in Castello alla Linea 2 della metropolitana leggera e i propri progetti d’ immagine dal “Brescia Innovation District” all’“European Green Capital Award- Premio Capitale Verde Europea”.
Purtroppo, in questa situazione, è da rilevare l’assenza di una opposizione intenzionata almeno a sollevare riflessione e dibattito tra la cittadinanza.
Non si fa riferimento- come ovvio- ai gruppi di estrema destra persi dietro la loro ossessione monomaniacale della sostituzione etnica e della remigrazione (che però almeno partono- distorcendola completamente- da una situazione che afferisce anche a Brescia).
Ci si chiede invece perché la Sinistra extraparlamentare del capoluogo, da due anni e mezzo, cioè da dopo le elezioni comunali del maggio 2023, scende in piazza, a cadenza quasi settimanale con l’ apporto determinante peraltro di settori politici contigui al centrosinistra, per protestare in corteo contro ciò che accade un po’ ovunque nel mondo dalla Palestina (cosa- sia ben chiaro- assolutamente necessaria), al Venezuela, al Rojava, nonché per lottare contro la repressione e il nazifascismo. Eppure non ha mai trovato il tempo per mobilitarsi sulle questioni che più da vicino riguardano gli abitanti del capoluogo, tipo quella certo non marginale- ad esempio- dell’ a2a, che per di più si potrebbe ricollegare benissimo anche alle vicende internazionali, considerando i noti legami tra la suddetta azienda ed Israele. Ma tant’è.
Sporadiche azioni di resistenza inerenti ai problemi locali sono rimaste ormai iniziativa di comitati di cittadini o di gruppi ambientalisti non intruppati nel carrozzone del centrosinistra.
Insomma, la condizione della politica di opposizione a Brescia è un vero mistero, che non sembra destinato ad essere chiarito.
FILIPPO RONCHI

