Nel periodo delle vacanze natalizie avevo letto su “BresciaOggi” e su “il Giornale di Brescia” che era stato comminato il Daspo urbano a tre prostitute operanti a Rezzato.
Su “il Giornale di Brescia” si specificava che si trattava di un’ “operazione, fortemente richiesta dall’Amministrazione”. Ciò significava che negli anni di amministrazione di destra a guida leghista, che avrebbe dovuto essere in teoria tutta ordine e disciplina, non vi erano stati provvedimenti del genere. Invece con l’attuale amministrazione civica, fortemente vicina al PD, si registrano severi provvedimenti coercitivi.

Insomma, l’ipocrisia di entrambi gli schieramenti: la Lega sbraita sul degrado ma non attua la linea dura; il PD e soci civici si atteggiano a comprensivi del disagio delle donne che finiscono sulla strada, ma poi impone la cacciata perché le prostitute urtano il decoro cittadino.
Non sono sfruttate da liberare e integrare, ma soggetti che danno fastidio! Alla faccia della Merlin e delle altre donne che intesero la lotta alla prostituzione come lotta per la libertà femminile.
Ora possiamo comprendere i residenti del centro cittadino irritati dalla presenza perturbante, ma la politica non può e non deve seguire gli impulsi momentanei. Ad esempio mi domando se le forze di polizia locale, quando hanno scoperto che due delle tre donne erano “sprovviste di valido documento attestante la regolare permanenza sul territorio italiano”, si siano attivate per proteggere queste donne, considerando la loro condizione un indice ulteriore di fragilità e foriero di sfruttamento, oppure si siano considerate, con atteggiamento ottuso, le donne più colpevoli vista la loro irregolarità.
Mi chiedo inoltre se questo Daspo urbano porterà semplicemente a spostare l’attività delle tre donne qualche centinaio di metri più in là. Poco dopo il supermercato Rossetto, già alla rotonda del McDonald, è comune di Brescia, quindi fuori dall’area comunale soggetta al Daspo urbano; dall’altro lato la via Padana Superiore ha un profilo di continuità tra il comune di Rezzato e Mazzano, pochi passi dopo Caldera Marmi siamo già a Mazzano.
Alle prostitute basta collocarsi in quelle zone per continuare la loro attività. Certo, il centro cittadino di Rezzato sarà “liberato”, ma peggiorerà la situazione delle periferie (e comunque il centro cittadino sarebbe stato libero anche se le prostitute fossero state indotte a spostarsi nell’area industriale).
Poi altri interrogativi: perché la linea dura contro le prostitute e la linea morbida sul gioco d’ azzardo? A Rezzato vi è una sala slot. Le ludopatie sono un grave problema in provincia di Brescia. Forse quel che avviene lì è accettato senza particolari remore perché ben nascosto? Forse perché porta introiti? E’ questo il punto? Non vedere e guadagnare?
Dica la giunta rezzatese: le prostitute sono delinquenti? Si tratta forse di una fobia verso il sesso, da buona tradizione clericale, oppure di perbenismo che porta il disagio non a risolversi ma semplicemente ad essere spostato?
In ogni caso, mi sarei attesa che il Comune, o chi per esso si vanta del provvedimento, rendesse noto che sorte è toccata a queste donne. O si è messo solo un ulteriore ostacolo alla loro condizione con questo provvedimento in perfetto stile: “Ce la prendiamo con le persone deboli, non avendo il coraggio per prendercela con i forti”?
Anche perché, certo, la prostituzione su strada avrà pure impattato negativamente sulla percezione di sicurezza, ordine e qualità della vita dei cittadini. I quali hanno espresso il loro malcontento e la loro preoccupazione attraverso una raccolta firme. E da qui la richiesta dell’Amministrazione comunale al comando di Polizia locale di trovare una soluzione al problema, applicando il Regolamento di Polizia e Sicurezza urbana, che prevede appunto la contestazione del Dacur, ovvero il Daspo urbano, con ordine immediato di abbandonare le aree di particolare pregio e decoro individuate dal sindaco.
Il sindaco ha annunciato così nei giorni scorsi che l’attività coordinata dagli agenti ha permesso di contestare numerose violazioni e che “da tre settimane il fenomeno è stato completamente debellato”.

Ma d’ altra parte la prostituzione non costituisce un’attività illecita. Lo ha stabilito la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, secondo la quale è addirittura una forma di attività economica che non può essere vietata se non con una normativa statale.
Ne sa qualcosa il Comune di Brescia, che di è visto rigettare da una sentenza della Corte di Cassazione un regolamento anti-prostituzione che prevedeva l’applicazione di una multa di 500 euro per i guidatori che, fermando il veicolo sul territorio comunale, consentivano a una donna di dedicarsi alla prostituzione.
In conclusione, la vicenda di Rezzato, apparentemente marginale, porta ad interrogarsi. E’ giusto che un metodo coercitivo che scarica un problema sull’ elemento debole della catena (in questo caso le prostitute) costituisca la soluzione del problema stesso?
ROSA EVE

