Il 24 luglio scorso a Brescia il quindicenne Kamran Ahmed è annegato nelle acque del lago Gerolotto, all’interno del Parco delle Cave, dove la balneazione è vietata. Un fatto che ha suscitato dolore e commozione, ma che ha inevitabilmente riaperto il dibattito sulla gestione di uno dei più importanti polmoni verdi della città.

Nei giorni successivi il “Comitato spontaneo contro le nocività” ha diffuso un articolato comunicato nel quale ha invitato a riflettere sulle cause che hanno reso possibile un simile evento, sostenendo la necessità di ripensare profondamente il modello di gestione del Parco. A quella presa di posizione è seguita una conferenza stampa, nel corso della quale il Comitato ha rilanciato le proprie proposte, riassunte efficacemente nello slogan: “Il Parco delle Cave non è un lido”.
“Potere al Popolo!” Brescia sostiene pienamente battaglia portata avanti dal Comitato. Da anni, infatti, cittadini e associazioni denunciano come il progetto originario del Parco, nato per recuperare un’area profondamente segnata dall’attività estrattiva e restituirla alla collettività come patrimonio naturalistico e di biodiversità, sia stato progressivamente trasformato in uno spazio destinato prevalentemente alla fruizione ricreativa e sportiva.

Il punto non è negare ai cittadini la possibilità di vivere il Parco, ma interrogarsi su quale debba essere la sua funzione. Un’area naturalistica richiede regole, tutela e una gestione coerente con la conservazione degli ecosistemi. Se invece prevale l’idea di un grande parco urbano destinato soprattutto allo svago, il rischio è che comportamenti incompatibili con la natura del luogo – dai bagni non autorizzati ai tuffi, dalla pesca abusiva ad altre violazioni del regolamento – finiscano con il diventare una presenza costante.
Il Comitato ha inoltre richiamato l’attenzione su un tema che merita di essere affrontato senza pregiudizi: quello delle risorse destinate alla vigilanza e alla gestione. Un’area così vasta e complessa non può essere lasciata esclusivamente al senso civico dei frequentatori. Servono informazione, presidio e controlli adeguati, sia per proteggere un patrimonio ambientale prezioso sia per garantire la sicurezza delle persone.

Naturalmente sarà compito degli organi competenti accertare eventuali responsabilità in relazione al dramma del 24 luglio. Ma una discussione politica sul futuro del Parco non solo è legittima, è doverosa. Le domande poste dal Comitato riguardano infatti il modello di sviluppo che si intende perseguire e il rapporto tra tutela ambientale, sicurezza e fruizione pubblica.
Per queste ragioni “Potere al Popolo!” Brescia esprime la propria solidarietà al Comitato spontaneo contro le nocività e ne condivide la richiesta di un deciso cambio di rotta. Il Parco delle Cave rappresenta un bene comune di straordinario valore ambientale e paesaggistico. Difenderlo significa restituire centralità alla sua vocazione originaria, investire nella tutela della biodiversità e garantire una gestione pubblica capace di coniugare sicurezza, rispetto dell’ambiente e interesse collettivo.
Ciò che è accaduto il 24 luglio non deve essere dimenticato. Il modo migliore per onorare la memoria di un ragazzo che ha perso la vita è fare in modo che simili eventi non possano più ripetersi e che il Parco delle Cave torni a essere, prima di tutto, ciò per cui era stato immaginato: un luogo di natura da custodire e proteggere.
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