LA TRAPPOLA DI CEUTA

CEUTA: UNA CRISI COSTRUITA, NON SPONTANEA

Sono passati alcuni giorni e la crisi non è ancora risolta. Ma ciò che si può dire a mente fredda, è che quello che è accaduto a Ceuta non è stata un’improvvisa ed emergenziale catastrofe umanitaria, né tantomeno una migrazione spontanea. È stata, molto più semplicemente, l’ennesima dimostrazione di come i flussi migratori siano diventati un’arma di pressione geopolitica ed estorsione strategica.

IL NODO DEL SAHARA OCCIDENTALE

Per comprendere le radici profonde della vicenda bisogna ricostruire una controversia che affonda le sue radici nel 1975, anno della ritirata spagnola dall’ex Sahara Spagnolo e della celebre ‘Marcia Verde’ promossa da re Hassan II.

Da cinquant’anni la questione del Sahara Occidentale oppone le rivendicazioni di sovranità del Regno del Marocco alle ambizioni indipendentiste del Fronte Polisario, sostenuto dall’Algeria. Nel corso dei decenni, Rabat ha progressivamente trasformato il controllo su questo territorio in una priorità non negoziabile, integrando la propria politica estera in una complessa rete di dossier strategici nei quali le enclave spagnole di Ceuta e Melilla rappresentano il punto di rottura più vulnerabile.

LA MIGRAZIONE COME LEVA GEOPOLITICA

Il vero regista di questa pressione sui confini europei si trova infatti a Rabat. Il Palazzo Reale di Mohammed VI ha ormai affinato la strategia della ‘migrazione d’attacco’: allentare i controlli alla frontiera per scaricare su Ceuta e Melilla migliaia di persone, trasformando la disperazione umana in una pistola puntata alla tempia di Madrid e di Bruxelles. Il messaggio del Regno Alawide è chiarissimo: se non cedete sulle nostre rivendicazioni territoriali e strategiche, vi inonderemo di irregolari.

GLI ACCORDI DI ABRAMO E IL CAMBIO DEGLI EQUILIBRI

La svolta decisiva in questo scacchiere si è avuta a fine 2020 con l’architettura degli Accordi di Abramo promossi dall’amministrazione Trump.

In cambio della piena normalizzazione dei rapporti diplomatici e dei legami strategico-militari tra Marocco e Israele, Washington ha ufficialmente riconosciuto la sovranità di Rabat sul Sahara Occidentale, scardinando il principio di neutralità fino ad allora osservato dalla diplomazia internazionale. Rafforzato da questa sponda americana e mediorientale, il Marocco ha alzato l’asticella del ricatto nei confronti dell’Europa: memorabile fu la crisi del maggio 2021, quando la concessione da parte spagnola di cure mediche al leader del Polisario provocò l’immediata riapertura dei rubinetti migratori da parte marocchina. Da allora la posizione internazionale della Spagna si è progressivamente complicata.

L’ISOLAMENTO INTERNAZIONALE DI SÁNCHEZ

La crisi si inserisce infatti in un contesto internazionale particolarmente sfavorevole per il governo spagnolo. Pedro Sánchez è stato infatti uno dei pochi leader occidentali ad assumere una posizione apertamente critica nei confronti del genocidio compiuto da Israele a Gaza, a promuovere il riconoscimento dello Stato di Palestina e a contestare pubblicamente l’escalation militare che ha coinvolto anche l’Iran.

Una linea che lo ha posto in rotta di collisione tanto con il governo dei criminali di Tel Aviv quanto con la nuova amministrazione Trump. Non esistono elementi pubblici che dimostrino un loro coinvolgimento diretto nella crisi di Ceuta. E’ però evidente che l’indebolimento politico del premier spagnolo non è certo dispiaciuto a Washington e a Tel Aviv, che hanno visto ridursi il peso internazionale la più voce occidentale apertamente dissenziente.

LA RISPOSTA DELLA SINISTRA EUROPEA

In questo scenario di crudo realismo geopolitico, qual è la risposta della sinistra? Mentre Stati esteri usano l’immigrazione come un maglio contro l’ Europa, il rischio di una risposta astratta lascia spazio ai fascisti, da Vox a Meloni. L’accoglienza indiscriminata infatti è insostenibile, è una risposta ideologica e dunque perdente rispetto a un’altra narrazione, quella dei fascisti, che gridano all’invasione e alla “sostituzione etnica”.

OLTRE GLI SLOGAN

Insomma, di fronte a un ricatto di Stato non bisogna fare il gioco dei ricattatori. Non è con una impostazione moralista che si risolvono i problemi. I flussi umani vanno inevitabilmente regolati, organizzati, uscendo dalla falsa contrapposizione tra il ‘respingiamoli tutti’ e il ‘accogliamoli tutti’. Senza trovare una soluzione equilibrata, la stessa idea d’Europa non può resistere. E così l’Unione Europea (cosa diversa da ciò che l’Europa potrebbe essere) diviene terra di conquista dei fascisti, dei nazionalisti, a cui anche i socialdemocratici (la Danimarca ad esempio) si accodano.

OLGA MELODIA