La presentazione, avvenuta il 6 dicembre, del libro di Giorgio Cremaschi “Solo il socialismo ci può salvare” ha avuto un riscontro positivo a Brescia.
La Sala Civica di Via Borgondio dove si è tenuto l’incontro, in pieno centro storico popolare, era affollata da un pubblico che ha seguito l’evento con attenzione, dando vita anche ad un vivace dibattito con diversi interventi interessanti.

Cremaschi ha detto di considerare questo suo nuovo lavoro come un “sequel” del volume “Liberalfascismo”, edito l’anno scorso e di cui avevamo fornito a suo tempo su questo blog ampia informazione in uno dei primi articoli qui pubblicati (https://www.labresciadelpopolo.it/hello-world-copy-copy-copy-copy/).
Nel suo ultimo testo Cremaschi approfondisce ulteriormente dunque tutti i principali snodi problematici dell’epoca tragica in cui ci troviamo a vivere, alla luce degli sviluppi di vari temi di cui si parlava già in “Liberalfascismo”. L’ esposizione è agile e scorrevole, ma non scade mai nella banalità.
La tesi di fondo sostenuta dall’ autore è che non esiste un’alternativa liberaldemocratica alla deriva autoritaria cui stiamo andando incontro non solo nel nostro Paese, ma a livello planetario. L’ illusione della seconda metà degli anni Novanta del Novecento e dei primi anni Duemila di “governare” la globalizzazione attraverso una sorta di Ulivo Mondiale è svanita.
Le fratture profonde che si stanno producendo a ritmo sempre più incalzante nel sistema capitalista, dovute ad una serie di cause che Cremaschi analizza nelle dense pagine della sua analisi, stanno precipitando l’umanità verso la barbarie della guerra totale. Ciò che era già accaduto nel 1914 e che si era ripetuto nel 1939, si sta riproponendo purtroppo ai giorni nostri. Ed è appunto in tale contesto che ancora una volta il rilancio dell’ alternativa socialista contrapposta al “capitalismo razziale” odierno- come lo definisce Cremaschi- può rappresentare una via d’ uscita alla crisi catastrofica che si prospetta imminente.
Il ritorno del socialismo, depurato dagli errori e dagli eccessi che si sono pur verificati in passato ma dei quali siamo divenuti consapevoli grazie all’ ammaestramento della Storia, non è quindi un’utopia, ma una possibilità concreta.
Il rifiuto della guerra, il controllo pubblico dell’economia sono i due cardini attorno ai quali si sviluppa oggi l’azione di lotta di movimenti che cominciano a riaffacciarsi vistosamente sullo scenario politico.
Lo si è potuto constatare nelle grandiose manifestazioni di protesta tenutesi tra fine settembre – inizi di ottobre in Italia a sostegno della causa palestinese. In questo senso il Dr. Muhannad Abuhilal, del Comitato Sanitari per Gaza, intervenuto all’ incontro per commentare il volume di Cremaschi, ha rilevato come ciò che accade in a Gaza e in Cisgiordania costituisca una esemplare rappresentazione della realtà del capitalismo attuale.

Malgrado la situazione terribile in cui ci troviamo a vivere, ha sostenuto Cremaschi, si può tuttavia affrontare la crisi con ottimismo radicale, non avendo paura di dire esplicitamente ciò che si rivendica a livello di diritti sociali e politici. Non è vero che si può immaginare la fine del mondo a causa dell’emergenza climatica, ma non quella del capitalismo. E’ vero semmai il contrario.
Dopo le prime quattro “ondate” del socialismo individuate dall’ autore nei periodi storici 1848-1871, 1880-1914, 1917-1922, 1945-1991, se ne prospetta – a suo avviso- una quinta.
In tale contesto, rievocare i grandi episodi di lotta operaia e studentesca che si verificarono in passato, anche a Brescia, tra la fine degli anni Sessanta e la prima metà degli anni Ottanta, non è un puro esercizio di nostalgia. Ma significa prendere coscienza che quello che c’è stato può tornare. Dieci anni fa la narrazione era imposta unicamente dai capitalisti che detenevano, così come detengono tuttora, il controllo dei grandi mezzi di informazione. Ma oggi qualcosa nel meccanismo di dominio si è inceppato, un nuovo spirito di lotta si è manifestato e sta crescendo nonostante tutto.

Bisogna tirare su la testa. I dominanti che mezzo secolo fa ebbero paura delle lotte operaie e giovanili, possono tornare ad averla.
Sta ai dominati cogliere l’occasione che si presenta. Sarà senza dubbio difficile, a partire dal superamento dell’ ostacolo della rappresentanza negli organi istituzionali impedita- a chi propone alternative vere- da leggi elettorali truffaldine , ma le lotte in corso hanno aperto la strada.
FILIPPO RONCHI

