I MISERABILI DI BRESCIA

Mentre “manipoli di camerati” provenienti da tutta la Val Padana si apprestano per Santa Lucia a calare in città, ove terranno la loro gazzarra con l’ ammassamento marziale presso il Parco Tarello invocando “Remigrazione – Riconquista” e sbandierando tricolori, tipo Palio di Siena, giunge notizia che proprio in quel luogo si registra una situazione che definire incresciosa è dire poco. E a proposito della quale la Giunta Castelletti e la variopinta maggioranza che la sostiene forse qualche chiarimento dovrebbero fornirlo.

L’area verde a ridosso della stazione da tempo si è trasformata in uno spazio urbano dove purtroppo  ogni notte le contraddizioni della pur ricca Leonessa emergono in tutta la loro crudezza.

Sostanzialmente il Parco Tarello è divenuto infatti un rifugio per tanti clochard che cercano di passare le ore più buie in giacigli di fortuna.

Il posto è stato preso di mira non a caso dai sedicenti “patrioti” di Casa Pound, di Forza Nuova e del Fronte Skinheads, che la loro soluzione del problema ce l’hanno e la ripropongono fino alla nausea da mesi. In sintesi si tratta di questo: buttare fuori tutti a calci nel sedere, chiudere in qualche reclusorio i miserabili se sono “nativi”, oppure caricarli su voli cargo e rispedirli nei paesi di provenienza se sono “allogeni”. L’ importante è toglierli di mezzo. Danno fastidio, puzzano, ci rovinano l’ immagine.

Eppure Brescia è allo stesso tempo un posto dove la solidarietà dei cittadini si attiva in maniera sorprendente. E allora si tratta di storie belle da raccontare. Nell’inverno di tre anni fa una dottoressa (che preferisce mantenere l’anonimato) è rimasta colpita dalla morte di un senza tetto nel parco, a causa delle temperature rigide. E proprio quel medico, turbata da quanto era accaduto, ha chiesto che fossero preparate delle coperte per chi dormiva all’aperto.

Si è così innescata una catena di solidarietà. La dottoressa ha infatti coinvolto una religiosa residente in città e che collabora con la Caritas. La quale, a sua volta, ha raggiunto la stazione e poi il parco per avvicinare le persone che dormivano all’addiaccio e regalare coperte. L’ iniziativa filantropica, nel frattempo, si è allargata coinvolgendo la Fondazione «Ema Pesciolino Rosso», che ha donato giubbotti auto-riscaldanti, l’associazione dei City Angels e altre persone.

Oltre alle coperte, alcuni cittadini hanno cominciato a portare tisane, biscotti e ad ascoltare le testimonianze di coloro che per vari motivi rimangono ai margini della società. E che non sono necessariamente “allogeni”.

Nel frattempo la religiosa ha trovato altro supporto e si è vista accogliere l’appello per donare nuove coperte anche a Lumezzane, da dove ne sono giunte altre.

Ma a un certo punto, ecco il colpo di scena. Gli operatori di Aprica, allertati dalle forze dell’ordine nel Parco Tarello, hanno cominciato a rimuovere a più riprese le coperte. Motivazione: trattasi di un’efficace intervento in difesa del decoro della città. I donatori, nel tentativo di trovare una soluzione, hanno chiesto una stanza per poter deporre le coperte, ma non è stata accolta.

Togliere una coperta regalata come forma di solidarietà a un clochard è un’azione in difesa del buon nome di Brescia o un atto disumano? Ci sentiamo di porre la domanda non solo al Questore, da cui dipendono le forze dell’ ordine, ma anche alla sindaca Laura Castelletti, alla sua Giunta, alla sua maggioranza multicolore

E rimaniamo in attesa di una risposta credibile, perché c’è chi dalle stanze di Palazzo Loggia potrebbe intervenire per risolvere questa situazione vergognosa. Che cosa gli dice la propria coscienza? O forse un certo timore reverenziale nei confronti dei “camerati” cui è stata consentita l’ “adunata” proprio al Parco Tarello, consiglia di far vedere che pure l’ Amministrazione ha il polso fermo e non transige dinanzi ai disperati finiti ai margini della società? In fondo, quei disgraziati sono dei  falliti che se la sono meritata. E’ questo il retropensiero?   

FRANCESCO ROVARICH