IL COLLASSO
Il sistema sanitario regionale è avviato al collasso. Lo sperimentano sempre più spesso a proprie spese gli abitanti della Lombardia. La principale evidenza riguarda le lunghe, inaccettabili attese per visite ed esami diagnostici, che spingono molti cittadini a ricorrere al privato o a rinunciare alle cure. Ma negli ultimi tempi anche il fissare banalmente una visita con il medico di famiglia è diventato un’impresa.
Le Giunte di centrodestra, da oltre un trentennio al potere, con le loro “riforme”, l’ultima in ordine cronologico quella firmata Fontana-Moratti, favoriscono sempre più l’espansione del settore privato a danno del pubblico.

I risultati dell’alto livello di coinvolgimento dei privati (circa il 33% dei posti letto e oltre il 42% dei ricoveri) si vedono ormai in modo conclamato: calo della Lombardia in alcune classifiche nazionali sulla qualità dell’assistenza sanitaria (dal 4° al 7° posto nel 2025), mancanza di personale medico e infermieristico (quasi 2mila medici mancanti nel 2025) con previsioni di ulteriori gravi carenze, progressivo smantellamento della sanità pubblica territoriale, intasamento nei pronto soccorso, problemi informatici per la gestione dei dati.
In sintesi, il “modello lombardo” sta evidenziando falle strutturali profonde che minano la qualità e l’equità dell’assistenza e stanno portando a una situazione di difficoltà estrema.
LA GIUNTA FONTANA NEL BUNKER
La Giunta Fontana ha perso la testa. Risponde alle critiche in maniera scomposta (in particolare su liste d’attesa, carenza di personale e declassamento nei LEA – Livelli Essenziali di Assistenza). Si arrocca sulla difesa ad oltranza, senza se e senza ma, del “modello lombardo”, con argomentazioni ridicole. Un anno fa la polemica è deflagrata.
A seguito del calo della Lombardia dal 4° al 7° posto nel monitoraggio del Ministero della Salute sui LEA, il Presidente Attilio Fontana ha semplicemente definito i dati “cervellotici”, “inaccettabili” e “puttanate”. Ha dichiarato che i parametri utilizzati dal Ministero non riflettono il reale funzionamento della sanità regionale e che le classifiche hanno l’obiettivo di penalizzare la regione. La Giunta ha affermato che il metodo di giudizio del Ministero è errato e non tiene conto della “complessità del sistema sanitario lombardo”. Rispetto alle critiche sulle liste d’attesa, Fontana ha difeso l’autonomia regionale nella gestione sanitaria. Ha poi ricordato che sono stati stanziati alcuni investimenti specifici per la sanità di montagna e la medicina territoriale. (E ci mancherebbe pure che non ci fossero finanziamenti…).

Insomma, secondo Fontana, la Giunta sarebbe vittima di un complotto ordito ovviamente dalla sinistra che strumentalizza le difficoltà per fini politici. Ma anche, nella più pura tradizione leghista, da certi settori romani (inclusi livelli ministeriali), che mirano a screditare il sistema sanitario lombardo.
Secondo Fontana infatti il Ministero utilizza parametri di giudizio poco chiari o variabili (inviando “tecnici che a volte inseriscono parametri e a volte no”) con l’obiettivo di penalizzare la regione. Sostiene Fontana che questi attacchi vogliono minare “l’eccellenza, riconosciuta in tutto il mondo, del modello lombardo” e sono frutto dell’invidia ministeriale romana e dei sinistrorsi per la qualità delle sue prestazioni. Insomma, la Lombardia, “proprio perché è la migliore, sta sulle balle a tutti” e quindi ha denunciato di ricevere “attacchi ingiustificati per crearci difficoltà”.
Il Ministero della Salute ha replicato pacatamente sostenendo che il monitoraggio non ha intenti penalizzanti, ma intende verificare l’erogazione delle prestazioni ai cittadini, che la Lombardia garantisce peggio anno dopo anno, definendo la reazione di Fontana “mal indirizzata”.
Ma per Fontana, degno erede del pregiudicato Formigoni (l’indimenticabile “Celeste” ex-presidente della Regione per 18 anni consecutivi, condannato in via definitiva nel 2019 a 5 anni e 10 mesi di reclusione per corruzione aggravata connessa al caso del “crac Maugeri”, in cui è stato riconosciuto colpevole di aver favorito la Fondazione Maugeri e il San Raffaele in cambio di utilità, tra cui vacanze di lusso e denaro), la sanità lombarda rimane un’eccellenza.

CRESCE IL MALCONTENTO
Nonostante l’atteggiamento sprezzante, la Giunta Fontana deve affrontare le proteste che si susseguono. Sindacati e opposizioni continuano infatti a denunciare il peggioramento dei servizi pubblici e l’allungamento delle liste d’attesa. Tantoché a fine ottobre 2025, la maggioranza regionale di centrodestra non ha saputo fare altro che respingere una legge di iniziativa popolare, sostenuta anche dal PD e che aveva raccolto più di 100.000 firme. Essa peraltro non metteva in discussione il ruolo del privato nella sanità, ma chiedeva di introdurre una programmazione sotto il controllo pubblico per migliorare l’accessibilità e ridurre i tempi di attesa.

Nonostante lo scontro in atto, quindi, tra centrodestra (al governo) e centrosinistra (all’opposizione) in Lombardia esistono alcuni elementi essenziali e obiettivi di fondo condivisi rispetto alla gestione della sanità.
L’opposizione di centrosinistra in Regione Lombardia critica da tempo l’attuale governance del sistema sanitario regionale, evidenziando il “caos” generato dalla cattiva “gestione” della maggioranza di centrodestra. Ma non mette in discussione i fondamenti del “modello lombardo”. Semmai chiede aggiustamenti per contrastare l’allungamento delle liste d’attesa.
LA POSIZIONE DI POTERE AL POPOLO
In tale contesto, Potere al Popolo mantiene una posizione fortemente critica nei confronti del sistema sanitario in Lombardia. Lo considera un modello basato sulla privatizzazione a questo punto neppure più strisciante ma conclamata, sulla logica del profitto e sulla destrutturazione del welfare pubblico, con processi accelerati ulteriormente dalla pandemia.

PaP perciò rifiuta il “modello lombardo”, dove la sanità privata viene sostenuta con fondi pubblici, trasformando la salute in un affare economico. Denuncia le liste d’attesa infinite, la carenza di medici di base, infermieri e personale sanitario, a fronte di pratiche che privilegiano le strutture private a scapito della medicina territoriale pubblica. Il sistema è diventato a questo punto un meccanismo in cui chi ha disponibilità economica può curarsi, mentre chi non ne ha viene escluso o costretto a lunghe e talvolta fatali attese.
Al tempo stesso, Potere al Popolo critica, per motivi diversi, entrambi gli schieramenti presenti attualmente nel Consiglio Regionale.

La maggioranza di centrodestra continua imperterrita a smantellare il sistema sanitario pubblico attraverso le sue leggi regionali. Il suo “Piano Socio Sanitario” risulta un documento privo di prospettive concrete e basato unicamente su una logica di mercato.
Quanto al centrosinistra, sebbene l’opposizione (PD e altri) proponga riforme (come la recente Legge di Iniziativa Popolare bocciata), Potere al Popolo tende a considerare queste iniziative insufficienti o tardive. Spesso il centrosinistra ha in passato condiviso o non ostacolato efficacemente il modello di cogestione pubblico-privato e non una vera ripubblicizzazione del sistema.
La critica trasversale deriva dal fatto che, a parere di Potere al Popolo, sia la maggioranza che l’opposizione, in diverse fasi, a livello nazionale con inevitabili ricadute sul piano locale, non hanno invertito la rotta della privatizzazione, portando a una “eccellenza dell’ipocrisia”, dove la qualità è garantita solo per il privato benestante e non per il cittadino comune.
Potere al Popolo propone perciò la fine del sistema di ineguale accesso alle cure, chiedendo la valorizzazione del personale sanitario e un forte rilancio della sanità pubblica territoriale.
VALORIZZARE L’ AUTORGANIZZAZIONE DAL BASSO
In ambito bresciano, Potere al Popolo guarda con grande interesse e valuta positivamente le esperienze di autorganizzazione dei cittadini, che cercano di fronteggiare come possono l’emergenza sanitaria.

In questo senso, ad esempio, gli otto Sportelli Salute di Brescia e provincia (gestiti dall’associazione SOS Diritti) sono in prima linea dal 2024 ed aperti a tutti. I numeri parlano chiaro, con una percentuale altissima di ricorsi vinti contro i ritardi della sanità regionale. Lo Sportello Salute di Sanpolino, in Corso Bazoli 79, è gestito (sempre per conto dell’Associazione SOS Diritti) dal Comitato Spontaneo contro le Nocività e apre al pubblico ogni martedì dalle 17 alle 19.
Ecco cosa fa per i cittadini bresciani: servizio 100% gratuito in difesa del diritto alla salute (art. 32 della Costituzione). Mediante ricorsi ottiene il rispetto dei tempi legali di visite ed esami. L’ invito rivolto agli abitanti è di far valere subito i propri diritti, di non rassegnarsi, rinunciando alle cure o pagando per andare nel privato!
Si può scrivere per segnalazioni o contatti urgenti a sosdiritti.sportello.brescia@gmail.com. Oppure, per lo sportello di Sanpolino, chiamare il martedì al 3280348131.
FRANCESCO ROVARICH

