CI DICONO: “PERCHE’ MANIFESTATE SEMPRE”?…

Anche nel tardo pomeriggio di ieri, nuova mobilitazione Pro-Pal a Brescia. “Potere al Popolo” ancora una volta era lì, insieme a centinaia di persone: studenti, extracomunitari, lavoratori, pensionati.

Il presidio convocato in Largo Formentone si è presto trasformato in un corteo spontaneo, che ha percorso il Ring cittadino, bloccando il traffico, prima di rientrare verso il centro storico. L’ iniziativa seguiva quelle del giorno precedente svoltesi a Roma, a Milano, a Padova. Altre si terranno a breve. Ormai la gente si chiede: “Ma perché manifestano sempre? Perché protestano in continuazione? E perché gridano tanto?”. Perché, perché, perché…  Vedete, a noi è chiarissimo il perché.

Arrivati dove siamo arrivati, ciò che sta accadendo al popolo palestinese è una “cosa” talmente radicale, nel suo orrore, che è necessario mettere in discussione tutto quello in cui crediamo. E “tutto” significa davvero tutto, persino il modo in cui articoliamo i nostri pensieri e le nostre categorie. Bisogna non dare più nulla per scontato, non fidarsi più di niente. E’ estremamente doloroso e difficile, ma bisogna provarci. Rispetto a quello che sta passando il popolo palestinese, peraltro, è il minimo che possiamo fare.

A questo punto bisogna ripensare un’ intera vicenda storica. A partire dall’ idea, che continua a circolare, di Israele come di “un grande sogno catartico, perché finalmente, dopo duemila anni di persecuzione, gli Ebrei avevano la loro casa”. Il “sogno Israele” poi finito male – non si sa come – nelle mani di un gruppo di psicopatici assassini seriali (Ben Gvir, Smotrich, Netanyahu, ecc.). E nessuna parola sul sogno dei Palestinesi di rimanere a casa propria. Nessuna parola sull’ amplissimo consenso di cui gode presso il popolo ebreo di Israele e non solo il gruppo di psicopatici assassini di cui sopra. Sul fatto che c’è un genocidio che noi osserviamo compiersi, per la prima volta nella storia, quotidianamente in diretta, nei dettagli, attraverso le televisioni e gli smartphone. Magari mentre pranziamo o stiamo seduti dopo cena sul divano.

Quello che sta succedendo in Palestina è letteralmente il nazismo nei fatti (genocidio, deportazione, pulizia etnica) e nei principi (il razzismo suprematista sionista), da qualsiasi punto di vista lo si guardi. Bisogna gridarlo appena si può. E mettere in discussione tutto, dicevamo. Per cominciare la nostra reverenza nei confronti degli intellettuali, degli “esperti” e poi iniziare a risemantizzare la parola stessa “intellettuale”.

C’è difficoltà ormai a definire “intellettuali” persone che, in televisione o in incontri davanti a migliaia di persone, parlano del “sogno Israele” ma non del “sogno Palestina” – cioè il sogno di chi abitava lì di coltivare gli ulivi, andare al mare, sposarsi.

Intellettuali sono i tifosi della curva che scrivono i manifesti per dire a Guttuso che “non si gioca con chi uccide i bambini” e che voltano le spalle quando suona l’ inno di Israele nella partita con l’ Italia. O i portuali di Genova che hanno fatto ciò che schiere di professori e accademici non hanno avuto il coraggio di fare, trincerandosi dietro il feticcio della “complessità”.

Quando studiamo il destino degli Ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale rimaniamo inorriditi per il fatto che intellettuali e università non abbiano fatto nulla o abbiano parlato troppo timidamente.

Ebbene, noi di “Potere al Popolo” non gridiamo “Viva Hamas!”. Semplicemente, non abbiamo dubbi sulla legittimità e sull’eroismo della resistenza, armata o non violenta, che i Palestinesi scelgono di attuare. E pensiamo che si debba pretendere dagli intellettuali un minimo di analisi oggettiva, un minimo di lucidità, un minimo di coraggio.

Perché qui non si tratta di prendere posizione a favore di Hamas, ma di prendere posizione contro Israele. Una posizione corretta e oggettiva, che definisca il sionismo per quello che dal 1948 si è via via sempre più disvelato per ciò che è in realtà: un progetto messianico e razzista.

Israele era fin dall’inizio un sogno coloniale come lo era il “Mito della Frontiera”, del “Destino Manifesto” dei coloni bianchi del Far West, i quali per inseguire quel sogno hanno sterminato i sogni di tutti quelli che hanno incontrato. O ci sarà ancora qualche storico, qualche intellettuale, qualche esperto che avrà il coraggio di parlare con aria trasognata del “sogno” della conquista dell’Ovest americano?

Uno qualsiasi dei portuali di Genova che ha predisposto le barche salpate per Gaza o che si è rifiutato di scaricare le navi cariche di armi destinate a Israele  incarna la missione storica che avevamo attribuito all’intellettuale molto più di quanto non lo facciano accademici, scrittori  e divulgatori plurititolati, giornalisti e politici della “sinistra per Israele” che condannano infine, dopo due anni di atrocità sadiche, Netanyhu e la sua banda, ma ci raccontano la storia del “sionismo buono”. E preparano la successione al boia cercando di riportare in auge un altro criminale del passato, Ehud Olmert. Quello dell’operazione “Piombo Fuso”, che nel 2009 ordinò alle solite soldataglie dell’IDF di bombardare con il fosforo bianco le scuole di Gaza. Queste sono le alternative che propone il “sionismo liberale”

Non possiamo più permetterci che il cordoglio per i Palestinesi si limiti alla superficie esterna, alle immagini dei bambini massacrati, che ci commuovono, e a quelle, che ci terrorizzano, dei palazzi sbriciolati dalle bombe. E’ inaccettabile che l’ idea di mondo che ci viene trasmessa da questo fiume di violenza indicibile sia valida e stia prendendo il sopravvento, perché nessuno la ferma.

 Non è possibile che una persona che si definisce di sinistra non metta in discussione proprio il “sogno-Israele-partito-così-bene”. Non è possibile raccontarsi ancora la storia del proto-socialismo sionista, l’utopia dei kibbutz e delle comuni.

Bisogna mettere in discussione tutto, fino al punto di rifiutarsi di convivere con quello che sta succedendo in Palestina.

Un’ultima cosa.

“Potere al Popolo” è un’organizzazione politica formata da persone normali e, a guardar bene, abbastanza moderate. Non pensiamo che si debba parlare solo di Palestina o Hamas. Poiché non viviamo a Gaza, si tratta di un privilegio che ci possiamo permettere. Ma se parliamo della Palestina facciamolo da adulti.

Non sono accettabili parole generiche e innocue. Non vogliamo sentir più l’esaltazione del “sogno Israele”, ce lo impone la maturità della ragione.

In questo senso, notiamo come i sostenitori di Israele siano sprofondati in uno stato isterico, confusionale sull’ iniziativa della Global Sumud Flotilla. Essa infatti nonostante tutto va avanti.

Bastava che rispondessero con il silenzio, ma questa bella avventura li ha fatti andare in tilt. Irridono e inventano un presunto distacco della gente dai coraggiosi marinai, così come negano o ribaltano la realtà di quel che sta accadendo a Gaza. Ma non gli crede più nessuno.  Prendiamo atto con soddisfazione che per una volta hanno perso la battaglia della propaganda. Un fatto è un fatto.

REDAZIONE