La crisi conclamata della sanità bresciana si inserisce in quella più vasta della Lombardia.

Lo ha confermato, semmai ce ne fosse stato bisogno, anche il rapporto Gimbe pubblicato agli inizi di settembre, basato sui monitoraggi del ministero, che vede la Lombardia perdere 14 punti tra il 2023 e il 2022 nella capacità di rispettare i Lea, i “Livelli essenziali di assistenza” fissati per tutte le Regioni.
Il tracollo finale, cui un trentennio di governo della destra sta portando il sistema sanitario, si avvicina.
La Lombardia infatti perde posizioni in Italia e lo fa peggio di tutte le Regioni tranne una. Nella classifica al contrario è la seconda in Italia, sì, ma la seconda peggiore. Perdere quattordici punti da un anno all’ altro è in effetti un dato impressionante.
Un cambio di rotta sarebbe praticabile ricostruendo la sanità territoriale, reinvestendo sulla sanità pubblica, riducendo i tempi di attesa che sono un insostenibile ricatto per i cittadini.
Il modello lombardo, sbagliato alla radice, è fallito, ormai ne abbiamo la certificazione ufficiale. Proseguire nella direzione della privatizzazione a oltranza, come nelle intenzioni della Giunta fascio-forzista-leghista di Palazzo Lombardia, significa condurre consapevolmente ad un sensibile peggioramento della qualità della vita degli abitanti per favorire I centri di interesse dei privati. Ma una logica c’è. Sono questi ultimi , infatti, che contribuiscono in modo significativo ai finanziamenti necessari per le faraoniche campagne elettorali dei politici locali e per alimentare le vaste clientele partitiche di Sistema tra la minoranza di aventi diritto al voto che ancora si reca alle urne (41,68% nelle Regionali del 2023).
Tra poche settimane in Consiglio, al Pirellone, ci sarà la discussione della proposta di legge di iniziativa popolare che ha raccolto oltre 100mila firme per riformare il servizio sanitario regionale. Vedremo cosa accadrà. Va detto però che nel corso della lunga era formigoniana-maroniana-fontaniana ben poco incisiva è apparsa l’ opposizione di Sistema rappresentata dal centrosinistra.
Dalle nostre parti, a livello pratico questa situazione terribile si concretizza nel fatto che, per esempio, a Brescia con il servizio sanitario pubblico per un’ecografia all’addome bisogna aspettare 152 giorni o 375 (a seconda delle sedi), 120 o addirittura 485 giorni per una colonscopia, una visita dermatologica viene fissata dopo 167 o 363 dalla richiesta di appuntamento.

E’ da tener presente che per il Civile gli esami medici sono diversificati su tutte le sedi dell’Asst (sedi che sono undici e includono gli ambulatori cittadini, Gardone Val Trompia, Montichiari, Nave e Lumezzane), mentre per altre strutture la possibilità logistica è unica,
Si tratta di tempi inaccettabili sia per chi convive con una malattia sia per chi, in salute, vuole fare prevenzione o controlli.
E dire che esisterebbe pure un Piano nazionale di governo delle liste di attesa (Pngla) del 2019 da rispettare… Secondo il Pngla, se la ricetta indica un’urgenza (sulla ricetta è barrata la lettera U), il sistema sanitario nazionale deve garantire una prestazione in 72 ore; entro 10 giorni se c’è il codice breve (B); entro 30 giorni per una visita e 60 per un esame se sono differibili (D); e ancora entro 120 se sono programmati (P).
Ma la realtà, come ben sappiamo, è un’altra. E’ quella del “si salvi chi può”. Cioè chi è in grado si paga la prestazione nel privato (e così le attese- come per magia- si riducono moltissimo) e chi non può invece rinuncia al diritto costituzionale alla salute.
Il progressivo deterioramento del servizio sanitario pubblico è segnalata anche dal fatto che ormai perfino le banali visite ambulatoriali presso il dottore di base richiedono tempi di attesa una volta inimmaginabili. Ciò a causa del fenomeno della mancata sostituzione dei medici di famiglia andati in pensione e del conseguente sovraccarico di pazienti che si ritrovano quelli in attività.

Finché non si assumono nuovi medici nel sistema sanitario pubblico con retribuzioni adeguate il problema resterà e la salute diventerà sempre più un lusso riservato a chi potrà pagare la prestazione privata. Ma- come noto- le priorità nell’ attuale fase storica sono altre. Ossia investire risorse per preparare la guerra alla Russia e forse anche alla Cina, non certo per risolvere i gravissimi problemi della sanità pubblica.
Certo, ai pazienti viene consigliato di metterci una toppa provando a prenotare dal call center regionale, che ha agende ampie. Esso infatti prende in considerazione le strutture pubbliche e private convenzionate della città, della provincia e anche della regione. Dopodiché, se da Brescia si viene spediti in tempi ragionevoli, per effettuare la visita necessaria, a Cremona, Mantova, Bergamo o Milano occorre adeguarsi… Con tanti saluti e auguri di buona fortuna a chi ha problemi fisici di mobilità o non è dotato di mezzo di trasporto o di accompagnatore.
La situazione ormai allo sbando è confermata infine dai problemi che periodicamente si ripresentano con il Siss, il “Sistema informativo socio sanitario” regionale, da cui dipendono le prescrizioni dei farmaci e gli accertamenti diagnostici, i certificati di malattia e la consultazione del Fascicolo sanitario elettronico.
Ogni tanto va in tilt e improvvisamente per i medici di base e ospedalieri diventa impossibile compilare le ricette dematerializzate, costringendoli a ricorrere alle vecchie ricette cartacee. L’ ultima volta a Brescia è capitato l’ 8 settembre… Una data altamente evocativa…
FILIPPO RONCHI

