Non bastavano le decine di bombe atomiche custodite nella base militare di Ghedi. Ora Brescia torna ancora una volta al centro delle grandi manovre nazionali proprio sul tema del nucleare civile.
Gli industriali siderurgici bresciani, attraverso il presidente di Federacciai Antonio Gozzi, hanno infatti apertamente candidato il nostro territorio ad ospitare i nuovi piccoli reattori modulari, gli Smr, che il Governo Meloni vuole introdurre in Italia nei prossimi anni.

Una notizia che dovrebbe preoccupare profondamente tutti i cittadini bresciani.
Perché qui non stiamo parlando di un laboratorio sperimentale costruito nel deserto. Stiamo parlando di una delle province più martoriate d’Italia dal punto di vista ambientale e sanitario. Una terra che per decenni ha pagato il prezzo dello sviluppo industriale con inquinamento, consumo del territorio, veleni, discariche, emissioni e pesanti conseguenze sulla salute pubblica.
Eppure c’è chi dalle nostre parti pensa di poter aprire una nuova stagione nucleare.
Naturalmente il racconto viene presentato con parole rassicuranti. Si parla di “nucleare green”, di “innovazione”, di “transizione energetica”, di “autonomia strategica”. Ma dietro gli slogan resta una domanda molto semplice: perché ancora una volta Brescia dovrebbe diventare il territorio sacrificabile in nome delle esigenze energetiche della grande industria?
Gli stessi industriali spiegano con chiarezza qual è il problema: serve sempre più energia per sostenere siderurgia, data center, intelligenza artificiale e grandi produzioni energivore. E allora ecco l’idea: installare piccoli reattori direttamente nei distretti industriali.
Ma i cittadini bresciani sono stati consultati? Qualcuno ha chiesto ai territori se vogliono convivere con impianti nucleari? Oppure la decisione verrà presa nelle stanze del potere economico e politico, per poi essere semplicemente imposta dall’alto?
È questo uno dei punti più inquietanti dell’intera vicenda. Ancora prima che si apra un vero dibattito pubblico, industriali e Governo sembrano già parlare come se tutto fosse deciso. Addirittura si discute di grandi campagne di comunicazione per convincere la popolazione ad accettare il nucleare. Ma la democrazia non dovrebbe funzionare al contrario? Prima si ascoltano i cittadini, poi eventualmente si decide.
C’è inoltre una questione che riguarda la credibilità di certa retorica industriale. Per anni ai cittadini è stato chiesto di sopportare l’impatto ambientale di produzioni considerate indispensabili per l’economia nazionale. Ora, mentre Brescia continua a convivere con siti contaminati, problemi sanitari e un’enorme pressione ambientale, ci viene raccontato che proprio qui dovrebbe nascere il “nucleare sostenibile”.
Sostenibile per chi?

Perché la sostenibilità non può essere misurata soltanto in termini di competitività industriale o di fabbisogno energetico delle imprese. Esiste anche la sostenibilità sociale, sanitaria e territoriale. Esiste il diritto dei cittadini a vivere in un ambiente più sicuro e meno esposto ai rischi industriali.
Nessuno può fingere che il tema sia neutrale. Qui si sta discutendo del modello di sviluppo che si vuole imporre al territorio bresciano per i prossimi decenni. E proprio per questo il dibattito non può essere lasciato soltanto agli industriali, ai tecnici e ai partiti di governo.
Brescia ha già pagato abbastanza.
È in questo contesto che si inserisce l’appello alla mobilitazione promosso da “Potere al Popolo!” di Brescia.
“APPELLO DI POTERE AL POPOLO ! – BRESCIA
Apprendiamo dai giornali che gli industriali siderurgici bresciani candidano la nostra provincia, prima in Italia per veleni e inquinamento, come sede per installare il nucleare. E vorrebbero le centrali atomiche proprio nei loro stabilimenti.
Dobbiamo impedirlo.
Mobilitiamoci contro le follie dei padroni siderurgici bresciani, contro il Governo Meloni e contro tutti i politici bresciani complici e servi degli industriali.
Il nucleare a Brescia non passerà.
Potere al Popolo!”
GIORGIO CREMASCHI

