Dal Pd al Prc, passando per M5S e Azione: il confronto è appena iniziato. E resta aperta la domanda su chi rappresenterà gli elettori estranei ai due poli.
L’incontro organizzato nei giorni scorsi alla festa provinciale di Sinistra Italiana, a Nave, non è stato un semplice momento di confronto tra i partiti dell’opposizione al Governo Meloni. Più probabilmente ha rappresentato il primo atto di un percorso destinato ad accompagnare la politica cittadina fino alle prossime elezioni comunali della primavera del 2028.

Sarebbe certamente prematuro parlare di alleanze già definite. I tempi sono lunghi e la politica, soprattutto quella locale, è capace di cambiare rapidamente scenario. Tuttavia, il tavolo che ha riunito quasi tutte le forze del centrosinistra ha lasciato intravedere quale potrebbe essere l’orizzonte verso cui una parte consistente di quell’area intende muoversi.
IL LABORATORIO DEL CENTROSINISTRA
L’immagine restituita dall’incontro è quella di un Partito Democratico intenzionato a mantenere aperto il dialogo con l’intero arco del centrosinistra. Non soltanto con gli alleati tradizionali, ma anche con forze che negli ultimi anni a livello locale hanno seguito percorsi autonomi mantenendo posizioni critiche nei confronti dell’ Amministrazione del capoluogo (Rifondazione Comunista, Movimento 5 Stelle).
L’idea sembra essere quella di verificare, nel corso dei prossimi mesi, se esistano le condizioni per costruire un “Campo Larghissimo”, capace di includere realtà diverse tra loro: dal Partito Democratico ad Alleanza Verdi e Sinistra, dal Movimento 5 Stelle fino a Rifondazione Comunista, senza escludere forze centriste come Azione e Italia Viva.
Per il momento si tratta soltanto di prove tecniche di dialogo. Ma il cantiere appare ormai aperto.
I NODI DA SCIOGLIERE
La prima questione riguarda la posizione della sindaca Laura Castelletti, che ha già fatto saèere la sua ampia disponibilità a ricandidarsi nel 2028. Negli ultimi mesi la sua collocazione politica è apparsa sempre più vicina all’area dell’ estremismo centrista rappresentata da Azione, perciò l’ipotesi di un allargamento verso il Movimento Cinque Stelle, per non parlare di Rifondazione Comunista, esuscita in lei netta contrarietà.
Non è un caso che proprio durante l’incontro di Nave siano emerse pubblicamente alcune divergenze sulla gestione della maggioranza cittadina e sulle recenti dichiarazioni della sindaca. Nulla di irreparabile, ma abbastanza per comprendere che la costruzione di una coalizione così ampia si rivelerà un percorso a ostacoli.
DECIDERANNO I NUMERI
Più ancora delle dichiarazioni di questi giorni, sarà probabilmente la matematica elettorale a determinare le future scelte politiche.
Da qui al 2028 non mancheranno rilevazioni demoscopiche e analisi sui possibili scenari. Proprio quei numeri suggeriranno quanto dovrà essere largo il perimetro della coalizione.
Se il centrosinistra riterrà di poter replicare il successo del 2023 senza modificare l’attuale assetto, difficilmente sentirà l’esigenza di coinvolgere soggetti politicamente più distanti ed elettoralmente marginali a Brescia.
Se invece il quadro dovesse apparire più incerto, anche forze attualmente considerate periferiche potrebbero tornare ad essere interlocutori utili nella costruzione della coalizione.
In politica, del resto, ciò che oggi appare superfluo può diventare domani indispensabile.

IL COLLANTE È GIÀ DISPONIBILE
Qualora il progetto del Campo Larghissimo dovesse prendere realmente forma, non mancherebbe neppure il principale elemento di coesione politica.
È prevedibile che, come già accaduto in altre competizioni elettorali, il richiamo alla necessità di impedire la vittoria della destra alla guida della città, e con essa la consueta evocazione del ritorno del nazifascismo, possa costituire il denominatore comune delle forze coinvolte.
Anche alla luce della recente “vivace” attività di gruppi dell’estrema destra bresciana, protagonisti della campagna sulla cosiddetta “remigrazione”, è facile immaginare che la costruzione di un fronte unitario venga presentata come una scelta inevitabile.
Al di là delle differenze programmatiche, potrebbe essere proprio questo il cemento destinato a tenere insieme culture politiche diverse.
CHI RESTA FUORI?
Allo stato attuale, nell’area della sinistra dichiaratamente alternativa al sistema politico-amministrativo cittadino rimangono soprattutto Potere al Popolo, il Partito Comunista Italiano, Sinistra Anticapitalista.
Accanto a queste realtà operano inoltre alcune associazioni ambientaliste indipendenti e gruppi civici che già nel 2023 avevano scelto di presentarsi autonomamente agli elettori, senza aderire ad alcuno dei due principali schieramenti. Tutti hanno continuato nel corso di questi ultimi tre anni ad analizzare le problematiche cittadine, evidenziando più volte i limiti e le storture degli interventi dell’ Amministrazione.
Si tratta di esperienze numericamente limitate, ma che continuano a rappresentare una parte della società bresciana non riconducibile né al centrosinistra né al centrodestra.
LA VERA SFIDA È LA RAPPRESENTANZA
È forse proprio da queste realtà che potrebbe ripartire, già nelle prossime settimane, una riflessione sul futuro della politica cittadina.
La questione non riguarda soltanto chi governerà Brescia dopo il 2028, ma anche se continuerà ad esistere uno spazio per una rappresentanza realmente indipendente dai due grandi blocchi politici dell’ alternanza.
Una presenza in Consiglio comunale estranea alle logiche delle coalizioni tradizionali infatti svolgerebbe una funzione preziosa e salutare per la democrazia di controllo sull’operato dell’amministrazione, offrendo ai cittadini un punto di vista non condizionato dagli equilibri della maggioranza e dell’opposizione.
Se invece anche questo spazio dovesse scomparire, Brescia diventerà uno degli esempi più significativi di quella progressiva riduzione del pluralismo che caratterizza l’Italia politica bipolare: un sistema nel quale l’alternanza resta formalmente garantita, ma nel quale diventa praticamente impossibile trovare una rappresentanza per chi non si riconosce in nessuno dei due grandi schieramenti che continuano a contrapporsi nelle aule istituzionali pur condividendo, sulle principali questioni economiche, urbanistiche e sociali, un impianto di fondo sempre meno distinguibile.
FILIPPO RONCHI

