SUI FATTI DI PIAZZA DUOMO

Le provocazioni denunciate dall’USB e da “Potere al Popolo!”, l’intervento della polizia e gli interrogativi ancora aperti sulla rete «Italia in Piazza».

GLI INCIDENTI AL TERMINE DI UN CORTEO PARTECIPATO E PACIFICO

La grande manifestazione giovanile che sabato 17 ottobre ha attraversato il centro di Brescia si è conclusa con alcuni momenti di tensione in piazza Duomo, dove si sono verificati lanci di oggetti e petardi e la polizia è intervenuta facendo ricorso ai lacrimogeni.

Secondo le prime informazioni non si sarebbero registrati feriti. Gli incidenti, che hanno coinvolto un gruppo relativamente ristretto di giovani, non possono tuttavia cancellare il carattere pacifico di una mobilitazione che aveva portato in strada un numero considerevole di manifestanti, in larghissima maggioranza ragazzi e ragazze.

Sulla ricostruzione di quanto accaduto emergono però versioni sensibilmente differenti.

LA DENUNCIA DELL’USB: «PROVOCAZIONI FASCISTE E LACRIMOGENI SULLA PIAZZA»

L’Unione Sindacale di Base di Brescia, che ha partecipato e sostenuto il corteo, contesta apertamente la rappresentazione degli incidenti proposta dalle autorità cittadine.

Secondo il sindacato, la manifestazione aveva attraversato pacificamente il centro fino all’arrivo in piazza Duomo, dove la presenza di un gruppo di neofascisti ha contribuito a far precipitare la situazione.

«In un angolo, non si sa perché, sostava un gruppo di provocatori fascisti che ha cominciato a insultare, invitando allo scontro e alzando enormemente la tensione. Lì è cominciato il lancio di oggetti», si legge nel comunicato.

L’USB denuncia inoltre il comportamento delle forze dell’ordine, accusate di aver lanciato lacrimogeni indiscriminatamente sulla piazza, mentre alcuni manifestanti e organizzatori cercavano di riportare la calma.

Il sindacato riferisce anche di episodi specifici riguardanti il comportamento di singoli agenti, che richiederebbero accertamenti.

Particolarmente significativa è la descrizione del tentativo di evitare ulteriori scontri: alcuni manifestanti si sarebbero frapposti tra la polizia e i giovani, per poi sedersi a terra con le mani alzate.

«Se ieri nessuno si è fatto male, il merito è dei manifestanti che hanno mantenuto la calma e hanno fatto da scudo», sostiene l’USB.

Una ricostruzione che Brescia del Popolo ritiene meritevole della massima attenzione, anche perché restituisce un ruolo centrale a quanti, anziché alimentare le tensioni, si sono impegnati per impedirne l’aggravamento.

POTERE AL POPOLO: «UNA BELLISSIMA GIORNATA, GUASTATA MA NON ROVINATA»

Anche “Potere al Popolo!” di Brescia, presente al corteo, interviene con un comunicato che conferma la ricostruzione dell’USB e rivendica il valore politico della mobilitazione. Descrive una manifestazione «bellissima, allegra e aperta», nata al di fuori delle organizzazioni tradizionali, ma capace di esprimere rivendicazioni precise: contro la guerra e la spesa militare, per salari più alti, servizi pubblici migliori, giustizia sociale, antifascismo e antirazzismo. Sottolinea inoltre la forte presenza di giovani italiani figli di migranti e la positiva accoglienza riservata allo striscione che annunciava lo sciopero generale del 30 ottobre indetto dall’ USB.

Quanto agli incidenti, anche “Potere al Popolo!” riferisce che, mentre il corteo si stava concludendo, in piazza Duomo è comparso un gruppo di «fasciorazzisti» che ha rivolto insulti ai manifestanti, in particolare ai figli di migranti. Denuncia che la polizia si è schierata a protezione di quel gruppo invece che allontanare i provocatori e ha lanciato lacrimogeni contro la piazza.

Il comunicato ricorda poi un passaggio decisivo: militanti di “Potere al Popolo!”, insieme a USB, Magazzino 47 e altri partecipanti, hanno formato un cordone per impedire la carica della polizia. Superati i momenti di tensione, il corteo è ripartito pacificamente, ha oltrepassato piazza Loggia e si è concluso nel quartiere del Carmine.

LE DICHIARAZIONI DELLA SINDACA E LE REPLICHE

La sindaca Laura Castelletti ha condannato il lancio di sedie, tavolini, bicchieri e petardi contro le forze dell’ordine, definendolo incompatibile con il diritto di manifestare.

Ha tuttavia riconosciuto che la grande maggioranza dei partecipanti era scesa in piazza per rivendicare risposte a problemi concreti: il costo della vita, le difficoltà economiche delle famiglie e la possibilità di costruirsi un futuro.

La prima cittadina ha inoltre sottolineato il rischio che le immagini degli incidenti finiscano per oscurare il significato della mobilitazione.

L’USB respinge però la ricostruzione proposta dall’amministrazione comunale, che finisce in sostanza per screditare la manifestazione e trascurare le provocazioni che hanno preceduto gli scontri.

Anche “Potere al Popolo!” respinge duramente il comunicato della Giunta Castelletti, accusandola di aver offeso una grande manifestazione democratica e di aver cancellato dalla sua ricostruzione della vicenda le provocazioni denunciate dai partecipanti.

“Brescia del Popolo” condivide tutte queste valutazioni: i fatti di piazza Duomo non possono essere usati per rovesciare il significato politico e sociale dell’intera giornata.

Ovviamente il centrodestra cittadino è intervenuto da par suo con una drammatica nota congiunta di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Brescia Civica, condannando le violenze, evocando scenari di saccheggi e distruzioni e chiedendo una presa di distanza unanime dai responsabili.

Resta il fatto che gli incidenti hanno interessato soltanto la fase conclusiva di una manifestazione caratterizzata, per la sua parte largamente prevalente, da una partecipazione pacifica e da rivendicazioni sociali che non possono essere liquidate a causa del comportamento di pochi.

Per il movimento, quella del 17 ottobre resterà insomma una giornata importante di mobilitazione giovanile.

MA CHE COS’È DAVVERO «ITALIA IN PIAZZA»?

Gli episodi di Brescia ripropongono tuttavia una questione che avevamo già sollevato nella nostra precedente cronaca: quale sia l’effettiva natura della rete «Italia in Piazza», promotrice delle manifestazioni del 17 ottobre.

La domanda appare tanto più legittima se si considera quanto accaduto nei due giorni consecutivi di mobilitazioni in tutta Italia.

Venerdì 16 ottobre erano scese in piazza numerose organizzazioni studentesche, tra cui OSA, Unione degli Studenti e Cambiare Rotta, con iniziative sostenute anche da “Potere al Popolo!”. Si trattava di realtà riconoscibili, dotate di strutture organizzative e di una precisa identità politica, le cui manifestazioni si erano svolte praticamente senza incidenti.

Sabato 17 ottobre è invece entrata in scena una rete che si presenta come apartitica, capace di convocare manifestazioni in molte città attraverso i social, ma la cui composizione, il cui coordinamento e i cui effettivi riferimenti politici restano poco trasparenti.

A Brescia la partecipazione è stata sorprendentemente elevata e gli incidenti circoscritti. In altre grandi città, tra cui Milano, Torino e Bologna, si sono verificate tensioni ben più significative- su cui ovviamente è subito montata la campagna mediatica della stampa e delle televisioni mainstream- mentre in diverse altre piazze la partecipazione sarebbe risultata assai modesta.

Sono circostanze che richiedono ulteriori verifiche, ma che sollevano interrogativi ai quali sarebbe opportuno dare risposta.

Perché questa rete ha scelto una mobilitazione separata da quella delle organizzazioni studentesche già attive? Chi ne costituisce realmente il coordinamento? Quali rapporti intrattiene con le diverse formazioni politiche che ne hanno pubblicizzato le iniziative?

E soprattutto: quale continuità intende dare alla protesta?

IL 30 OTTOBRE

Una prima occasione per comprendere meglio la natura di questa mobilitazione arriverà con lo sciopero generale del 30 ottobre, che si annuncia sostenuto da organizzazioni sindacali, politiche e studentesche dotate di strutture consolidate e di un’esperienza nella gestione delle manifestazioni.

Sarà interessante vedere se i giovani scesi in piazza il 17 ottobre decideranno di parteciparvi e se la rete «Italia in Piazza» inviterà esplicitamente i propri sostenitori ad aderire.

Un’eventuale assenza non costituirebbe, da sola, la prova di intenzioni inconfessabili. Ma renderebbe ancora più urgente comprendere quali siano gli obiettivi e le prospettive di questa esperienza.

Perché, dopo una mobilitazione capace di portare migliaia di giovani (nelle strade di Brescia come non si vedeva da almeno un anno), la domanda resta aperta. E, alla luce degli avvenimenti successivi, diventa ancora più pressante: che cos’è esattamente «Italia in Piazza», chi la promuove e dove vuole andare?

REDAZIONE