SULL’ IVECO NON MOLLIAMO !

LE CHIACCHIERE STANNO A ZERO

L’operazione che porterà Iveco Group sotto il controllo di Tata Motors assume sempre più l’aspetto di un addio mascherato, piuttosto che quello di una “nuova leva di sviluppo”, come qualcuno vorrebbe far credere.

Il Governo a chiacchiere “rivendica la regia” e promette “il pieno rispetto dell’interesse nazionale”. Il ministro Urso parla di “cornice di garanzie nell’immediato e qualità del progetto industriale nel medio periodo”. Ma in sostanza è stata lasciata mano libera al disimpegno e al buon affare per la famiglia Agnelli/Elkann.  

L’ AUDIZIONE ALLA CAMERA

In un’ audizione alla Camera tenutasi a metà novembre, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha detto che l’Esecutivo seguirà “da vicino” l’acquisizione di Iveco Group da parte di Tata Motors, attesa “entro il secondo trimestre del 2026”.

Fatto salvo il ramo Difesa, destinato a una cessione separata a Leonardo (di cui il Ministero dell’Economia e delle Finanze detiene la maggioranza), su tutto il resto però i sovranisti al Governo si sono mantenuti assai vaghi, malgrado la marea di parole pronunciate.  

Urso ha declamato a proposito della “centralità dell’Italia nelle future scelte del gruppo”. Sul fronte più sensibile – produzione e occupazione – si è limitato tuttavia a ribadire ciò che già si sapeva dall’ estate scorsa, ossia che le parti “hanno concordato specifici impegni non finanziari” a salvaguardia dei livelli produttivi, della localizzazione dei siti e delle condizioni occupazionali “per due anni a partire dal closing”.

Dopodiché, buio pesto! Insomma il ministro non ha fatto altro che ripetere ciò che hanno sostenuto gli Indiani, intortando il tutto con retoriche espressioni evocanti l’ importanza dell’ Iveco per la grandezza della Nazione, ecc….

L’ unico novità fornita è che Tata, una volta completato il passaggio di proprietà, si è impegnata a condividere con il Governo un percorso di collaborazione sulle prospettive industriali del gruppo. Che intenzioni abbiano gli Indiani non è dato- ribadiamo- sapere. Per dare struttura al confronto, è in agenda “entro dicembre” la convocazione di un tavolo al Mimit, con l’obiettivo di vigilare sull’evoluzione dell’operazione e sugli effetti “lungo la catena del valore”.

GOLDEN POWER

Ma tutti sanno che esiste un’ unica strada da parte del Governo per far valere gli interessi dei lavoratori: attivare il golden power come garanzia, vincolare Tata Motors ad un’ assunzione di impegni  occupazionali come base e ad un piano industriale credibile come promessa. Solo in questo caso l’acquisizione di Iveco Group da parte degli Indiani potrà essere non un addio, ma un’ opportunità.

ANCHE IL CONSIGLIO REGIONALE INTERVIENE

Il quadro insomma rimane nebuloso e preoccupante: poche informazioni ufficiali, scarsa chiarezza sugli obiettivi del nuovo proprietario, timori su investimenti e occupazione. Tantoché anche il Consiglio regionale si è mosso.  Agli inizi di dicembre la Commissione Attività produttive ha ospitato un’ audizione dei rappresentanti di Iveco.

La Commissione ha annunciato che solleciterà “l’assessore regionale competente affinché Regione Lombardia sia presente in modo forte e autorevole all’incontro” previsto al Mimit prima della fine dell’ anno.

Una mozione approvata all’unanimità  ha richiesto inoltre alla Regione di impegnarsi a monitorare l’evoluzione del piano industriale di Iveco Group, “anche tramite il confronto costante con il Governo, le parti sociali, gli enti locali e le rappresentanze dei lavoratori”. 

In questo senso c’è un invito esplicito ad utilizzare pienamente i poteri previsti dalla normativa sul Golden Power, “a garanzia della permanenza in Italia – e in particolare in Lombardia – delle attività produttive, dei centri di ricerca e delle competenze tecnologiche del gruppo Iveco”. 

A BRESCIA NON SI FERMA LA MOBILITAZIONE

Nel frattempo, non si ferma a Brescia la mobilitazione delle organizzazioni politiche della Sinistra extraparlamentare che già nel mese di ottobre avevano preso l’ iniziativa di denunciare la gravità della situazione.

All’ alba dell’ 11 dicembre, presso l’ ingresso dello stabilimento, è stato effettuato un nuovo volantinaggio fra i lavoratori.

Riportiamo qui di seguito il testo integrale del documento su due facciate diffuso tra gli operai che entravano a prendere servizio:

                        “Quali garanzie ?

Dopo due anni cosa succederà?

– Che cosa si produrrà nei stabilimenti Tata Motors?

– Quanti lavoratori verranno occupati?

– Ci saranno delocalizzazioni?

– A quanti verrà chiesto il prepensionamento?

– Ci saranno investimenti nelle singole unità produttive?

– Quali stabilimenti rimarranno attivi nella produzione?

– O sarà soltanto una operazione finanziaria speculativa come  Levareged By Out ovvero “acquisizione con indebitamento ?”

Basta! I lavoratori e le lavoratrici vogliono  garanzie occupazionali e un piano industriale chiaro e dettagliato.

Non bastano solo due anni di garanzia!

Si invitano a partecipare con i loro rappresentanti Comune di Brescia, Prefettura, CGIL, UIL, USB, CUB, COBAS, Organi d’informazione

Lunedì 15  Dicembre,  ore 20,00: Assemblea pubblica con le lavoratrici e i lavoratori presso la Sala Comunale, via Villa Glori 15- Brescia.

COMITATO FUTURO IVECO

La sera del 24 ottobre una quarantina di persone del mondo del lavoro, tra rappresentanti di fabbrica, forze politiche, forze sindacali e liberi cittadini ha partecipato nella sala di via Villa Glori ad una pubblica riflessione sulla realtà e sul destino dello stabilimento Iveco di Brescia e, più ampiamente, degli altri stabilimenti del gruppo presenti in Italia.

La preoccupazione per la cessione a TATA Motors, multinazionale indiana, non è diminuita nemmeno dopo la garanzia data dalla nuova proprietà di mantenere per due anni gli impianti e il livello occupazionale. Tale garanzia, in mancanza di un piano industriale, è stata considerata un passo ampiamente insufficiente a chiarire il futuro degli stabilimenti.

L’assemblea è concorde:

1) nel considerare inaccettabile qualsiasi prospettiva di dismissione degli impianti e nel decidere di iniziare ad operare per costruire un movimento a sostegno dell’occupazione. Questo non solo per la tutela dei posti di lavoro ma per la conservazione di una vocazione industriale senza la quale il territorio è chiaramente destinato a un declino economico che riserva pesanti incognite per tutta la collettività;

2) nel mobilitarsi, in primis, per un adeguato coinvolgimento delle strutture sindacali e politiche attorno ai lavoratori di cui si percepisce chiaramente il sentimento di isolamento;

3) a cominciare un percorso politico che metta al centro della riflessione un piano industriale nazionale di cui la collettività si assuma la responsabilità dopo anni di ‘lasciar fare’ a una classe industriale e politica spesso non all’altezza di perseguire gli interessi dei lavoratori e della collettività.”

REDAZIONE