La PAP Festa regionale annuncia la mobilitazione lombarda per l’autunno e per le elezioni politiche 2027
Un centinaio di persone provenienti dalle diverse province lombarde si sono ritrovate sabato 5 settembre al Circolo Al Bafo di Seriate, in provincia di Bergamo, per la Festa regionale lombarda di “Potere al Popolo!”. Consistente anche la delegazione arrivata da Brescia.
Una festa, certo, con i suoi momenti di socialità, ma soprattutto un appuntamento politico per «riaccendere i motori per un nuovo anno di lotta», come ha scritto PAP Lombardia nel comunicato diffuso all’indomani dell’iniziativa.
Al centro della giornata la presentazione del manifesto “Per un Campo Politico Indipendente”, con il saluto portato da Nicoletta Dosio e l’ intervento della Portavoce nazionale di “Potere al Popolo!” Marta Collot.

E un dibattito ampio che ha visto la partecipazione di Lamberto Lombardi, segretario regionale del PCI, e rappresentanti dell’Unione Democratica Arabo Palestinese, Giovani Palestinesi Italia, Unione Sindacale di Base, Opposizione Studentesca d’Alternativa e Cambiare Rotta.

Già l’elenco delle presenze dà il senso dell’iniziativa: mettere attorno allo stesso tavolo esperienze politiche, sindacali, studentesche e sociali differenti, per cominciare a dare forma a quel campo politico autonomo e indipendente del quale si discute ormai da mesi e che Potere al Popolo intende costruire non soltanto nelle lotte, ma anche sul terreno elettorale.

DALLE PIAZZE DELL’AUTUNNO 2025 A UNA NUOVA OPPOSIZIONE
Gli interventi hanno toccato alcune delle grandi questioni del nostro tempo: la guerra e l’imperialismo, la Palestina e Cuba, le migrazioni, il cambiamento climatico. Questioni apparentemente lontane tra loro, ma che hanno una radice comune nel sistema economico capitalista che, per continuare a funzionare, ha bisogno di consumare quantità sempre maggiori di risorse naturali e di scaricare costi e contraddizioni sui lavoratori e sulle classi popolari.
Ma la Festa di Seriate è servita anche a riallacciare il filo con quanto è accaduto nell’ultimo anno. Le grandi mobilitazioni dell’autunno 2025, a partire da quel “Blocchiamo tutto!” che ha portato in piazza milioni di persone, hanno dimostrato che nel Paese esiste una disponibilità alla mobilitazione ben più ampia di quanto spesso racconti la politica istituzionale. Quelle piazze hanno colpito le politiche antipopolari e di guerra del governo Meloni e la complicità italiana nel genocidio in Palestina. Ora si tratta di non disperdere quella spinta, ma di darle continuità, organizzazione e rappresentanza politica.
Dopo quattro anni, del resto, il bilancio del governo è sotto gli occhi di tutti. Le attività produttive languono e innovano sempre meno, migliaia di giovani continuano a lasciare il Paese, la crisi demografica si approfondisce mentre le conseguenze del cambiamento climatico colpiscono territori già fragili e le aree interne continuano a svuotarsi. Nel frattempo aumentano i prezzi, il lavoro nero non scompare, i salari e stipendi rimangono i più bassi dell’ Europa occidentale e la vita quotidiana diventa sempre più difficile per milioni di persone.
Di fronte a tutto questo, anziché invertire la marcia, il governo spinge il Paese sempre più dentro una politica di riarmo e di guerra, subordinando le scelte italiane alla linea dell’amministrazione Trump e facendo pagare ancora una volta alle classi popolari il prezzo delle compatibilità internazionali.
Ma proprio qui si apre l’altro grande problema discusso a Seriate: il malessere sociale non trova oggi un’alternativa adeguata nel centrosinistra.
IL CENTROSINISTRA NON È L’ALTERNATIVA
Le condizioni per costruirla ci sarebbero. Sul piano internazionale una parte larga del Paese chiede pace e rifiuta la corsa al riarmo; sul piano interno domanda salari e stipendi migliori, servizi pubblici, casa e maggiore giustizia sociale. Eppure i gruppi dirigenti del centrosinistra continuano troppo spesso a discutere di primarie e formule elettorali, inseguendo la destra su diversi terreni e cercando quella moderazione che dovrebbe renderli più “credibili” agli occhi dei grandi gruppi economici, mediatici e internazionali.
Ma c’è qualcosa di ancora più profondo. Come ha sottolineato il comunicato regionale, le battaglie dell’autunno devono proseguire in maniera indipendente, perché dalla cosiddetta opposizione istituzionale non ci si può attendere la costruzione di un’alternativa reale quando, nei fatti, essa finisce troppo spesso per cogestire proprio quelle politiche che nelle piazze vengono contestate.
La contraddizione diventa ancora più evidente quando dalle dichiarazioni nazionali si passa al governo concreto dei territori. Nelle grandi città amministrate dal centrosinistra avanzano le logiche dei grandi eventi e della rendita immobiliare, mentre l’aumento dei costi abitativi spinge una parte crescente della popolazione lontano dai centri urbani. Anche sul terreno della sicurezza, troppo spesso, si finisce per rincorrere il linguaggio e le ricette della destra. Milano, Brescia e Bergamo- tutte amministrate dal centrosinistra- costituiscono esempi particolarmente significativi di queste dinamiche.
E intanto i bisogni reali restano lì: casa, lavoro, sanità pubblica, istruzione, servizi.
È da questa contraddizione che nasce la proposta politica emersa con forza a Seriate. Un’opposizione efficace al governo Meloni non può ridursi all’attesa di una futura alternanza elettorale che riporti al governo il Campo Largo. Occorre costruire un’opposizione autonoma, capace di parlare ai milioni di persone che chiedono un cambiamento ma che oggi non trovano una rappresentanza politica nella quale riconoscersi.
“Potere al Popolo!” sente pienamente questa responsabilità. Nei primi mesi del 2026 ha spinto la campagna per il “No sociale” al referendum, per arrivare poi alla grande assemblea del 14 giugno a Roma, dove si sono incontrate forze politiche, sindacali e sociali indipendenti. Ora quel percorso deve compiere un passo ulteriore: trasformare le convergenze costruite nelle mobilitazioni in una proposta politica riconoscibile.
A Seriate questo passaggio è stato espresso senza ambiguità da Marta Collot e Nicoletta Dosio: occorre consolidare la costruzione di un Campo Politico Indipendente e “materializzarlo” anche sul piano elettorale, preparandosi fin da ora.
Non si tratta dunque di mettere insieme in fretta una lista alla vigilia del voto. La scommessa è più ambiziosa: provare a trasformare un’opposizione che già vive nei territori, ma che oggi è dispersa, in un soggetto capace di ricomporsi, organizzarsi e trovare rappresentanza senza subordinarsi alle convenienze e alle strumentalizzazioni dei due blocchi dominanti. È questa, in fondo, la strada indicata dalla Festa regionale: dalle lotte alla costruzione di un’alternativa politica.
Il primo appuntamento nazionale è già fissato: sabato 24 ottobre a Roma, con una grande mobilitazione contro il governo Meloni, le politiche di guerra e antipopolari, la deriva autoritaria e la nuova legge elettorale.
Quella giornata dovrà rappresentare anche il primo atto di una campagna politica che guarda ormai apertamente alle elezioni del 2027. Che il governo decida di anticipare il voto oppure che la legislatura arrivi alla sua scadenza, non si può aspettare l’apertura ufficiale della campagna elettorale per cominciare a costruire un’alternativa.
Anche i contenuti sono stati indicati con chiarezza: no alla guerra e alla NATO, opposizione al riarmo e all’austerità dell’Unione Europea, una politica estera di pace e cooperazione rispettosa della Costituzione, rottura degli accordi con Israele e boicottaggio economico, sostegno a Cuba contro embargo e sanzioni. E, sul piano interno, tassazione dei ricchi e redistribuzione della ricchezza, spostamento del carico fiscale dal lavoro dipendente ai profitti, salario minimo a 12 euro, riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, diritto alla casa, scuola e sanità pubbliche, politiche migratorie che smettano di produrre morte e marginalità e un serio piano di contrasto al cambiamento climatico.
LE PRIME CONVERGENZE: USB E PCI
Ma forse uno degli elementi politicamente più interessanti della giornata è stato proprio il confronto fra le diverse realtà presenti. Perché a Seriate una prima convergenza di prospettiva ha cominciato concretamente a delinearsi, in particolare con l’Unione Sindacale di Base e con il PCI.

Gli interventi di Dario Filippini per USB e di Lamberto Lombardi, segretario regionale del PCI, hanno mostrato l’esistenza di un terreno politico comune sul quale continuare a lavorare, pur nella permanenza di sfumature differenti nella valutazione di alcuni aspetti, soprattutto di politica internazionale. Differenze che non sono state nascoste e che fanno parte di un confronto reale fra organizzazioni con storie e sensibilità diverse. Ma proprio per questo assume maggiore significato ciò che invece le unisce: l’opposizione al governo Meloni, il rifiuto delle politiche di guerra e di riarmo, la centralità della questione sociale e soprattutto la necessità di costruire un’alternativa che non venga riassorbita nel centrosinistra.
Prima ancora di Roma, però, ci sarà un appuntamento tutto lombardo. La giornata di Seriate ha infatti lanciato la petizione regionale per la rottura di tutte le relazioni tra Regione Lombardia e Israele. Il 19 settembre sarà “Petition Day”: in tutti i territori della regione Potere al Popolo porterà in piazza i banchetti per raccogliere le firme e continuare la battaglia contro la complicità delle istituzioni lombarde nel genocidio in corso.

19 SETTEMBRE, 24 OTTOBRE, 2027
19 settembre in Lombardia, 24 ottobre a Roma, elezioni politiche nel 2027. Sono tre scadenze molto diverse, ma dentro una medesima prospettiva: ricomporre quell’opposizione sociale che negli ultimi mesi ha dimostrato di esistere, darle continuità e organizzazione e costruirne una rappresentanza politica autonoma.

È forse questo il dato più importante lasciato dalla Festa regionale. Il Campo Politico Indipendente di cui si discute da mesi comincia finalmente a misurarsi non soltanto con dichiarazioni d’intenti, ma con mobilitazioni già avvenute, nuove scadenze, interlocutori reali, convergenze possibili e anche differenze reali. Non è ancora un punto d’arrivo e molta strada rimane da percorrere. Ma qualcosa ha cominciato a muoversi.
Un rombo di tuono si è sentito a Seriate. Ora si tratta di farlo arrivare lontano.
FRANCESCO ROVARICH
