Alla fine ai neofascisti bresciani sono saltati i nervi.
L’episodio avvenuto verso la fine della grande manifestazione del 27 settembre è stato di per sé marginale. Però ne parliamo oggi a parte, perché merita un minimo di approfondimento per coglierne il significato.
I fatti sono stati evidenti. Poco prima dell’arrivo alla Leonardo il corteo, composto anche da tanti giovani e minorenni, è stato attaccato da uomini già pronti e preparati ad assaltare la folla.
Ciò è avvenuto dalle parti del campo di atletica Calvesi, in via Morosini, qualche decina di metri dalla fabbrica di armamenti, capolinea della lunga sfilata di migliaia di persone. È dal Calvesi appunto che sono spuntati una trentina di picchiatori, alcuni dei quali riconosciuti come appartenenti a gruppi dell’estrema destra bresciana.

Al Calvesi si disputava una partita di calcio antico romano. Nell’ambito del “Trofeo Leonessa” erano in campo i “Neri di Brescia” e i torinesi dell’ “Augusta Taurinorum”, tutte denominazioni che già da sole svelano un mondo. Quando hanno visto le bandiere palestinesi e quelle rosse scorrere davanti ai loro occhi, vari “tifosi” sono usciti dall’ area con intenzioni bellicose. Poi sono cominciati i pesanti insulti razzisti, gli sfottò per richiamare alla rissa con annessa sceneggiata dei saluti a braccia tese e un lancio di oggetti contundenti e petardi.
Un ragazzo che partecipava al corteo è stato colpito alla fronte da una bottiglia. La situazione è stato stoppata dal servizio d’ordine della manifestazione, che ha evitato reazioni da parte dei partecipanti, e da alcuni poliziotti e carabinieri accorsi precipitosamente in tenuta antisommossa.

Arrivato pacificamente in via Lunga e superata la sede dell’azienda dopo aver espresso la protesta per il ruolo svolto dall’azienda nel genocidio in corso a Gaza, altrettanto pacificamente il corteo- comunicato e autorizzato- è infatti ritornato verso il centro della città, sciogliendosi in piazza Garibaldi.
Ma l’episodio bresciano, pur essendo durato pochissimi minuti, apre tuttavia qualche inquietante domanda.
Innanzitutto il ruolo della Questura. Così implacabile nel far mulinare i manganelli sugli attivisti che la sera della manifestazione del 22 settembre avevano osato avvicinarsi alla stazione ferroviaria e nell’ effettuare perquisizioni all’ alba nelle case di molti degli stessi, permette invece, senza prendere le necessarie precauzioni, che un ritrovo di matrice neofascista camuffato da “ trofeo di calcio antico romano” si svolga a breve distanza da un corteo di migliaia di persone? E non identifica gli aggressori?
E poi, perché questo rabbioso ritorno di “fiamma” (è proprio il caso di dirlo) dei camerati?

Il fatto è che quanto sta avvenendo a Brescia mette in crisi alcuni capisaldi della narrazione che gruppi come “Brescia ai Bresciani”, “Barricata”, “Nazionalisti Camuni”, “Rete dei Patrioti” avevano pazientemente costruito nel corso degli ultimi anni.
Tre grossi cortei nel giro di una settimana, tutti composti, per la maggior parte, da persone bianche, giovani, di “razza ariana” e non poche addirittura bionde con gli occhi azzurri (tanto per usare i cliché più cari ai nostalgici) hanno fatto miseramente crollare il primo mito. Quello secondo cui si sarebbe trattato di manifestazioni formate da “decine di migliaia di giovani nordafricani di seconda generazione”. E ciò al netto del rancore dei neofascisti per non essere riusciti, da parte loro, che ad organizzare nell’ arco di un anno niente più che una sola marcia di 2-300 militanti, fatti arrivare peraltro da tutto il Lombardo-Veneto e sfilanti “ordinati, marziali”, in cordoni di 10 distanziati una ventina di metri, per nascondere la pochezza delle proprie capacità di mobilitazione e delle proprie forze.
Poi lo svanire dell’altro mito, quello di “Brescia fuori controllo”, in balìa degli extracomunitari spediti da Soros per attuare qui da noi un progetto di “sostituzione etnica” nell’ambito del “Piano Kalergi”.
Sono bastati alcuni periodici controlli interforze tra polizia e carabinieri nelle zone più sensibili- seguiti ove necessario da provvedimenti come l’allontanamento dal territorio comunale con fogli di via obbligatori per persone con precedenti, espulsioni di irregolari, avvisi orali di pubblica sicurezza- per riportare la situazione alla sua reale dimensione. Ossia quella della gestione della sicurezza di una normale città europea. Altro che “profondo deterioramento del tessuto sociale” a causa dell’“immigrazione figlia esclusivamente della società multietnica, della Giunta Comunale, della Curia e del mondo imprenditoriale”, ecc.
Tanto che adesso ai “patrioti” non resta che rilanciare a oltranza la proposta, irricevibile perfino per i loro tutori istituzionali, della cacciata violenta in massa degli extracomunitari definita “remigrazione”.
Il terzo mito crollato, infine, è quello della lotta del neofascismo locale a difesa dei lavoratori bresciani. Dagli inizi di luglio esso ha portato avanti una campagna ruotante intorno alla vicenda della svendita dell’IVECO a padroni indiani da parte degli Elkann, arrivando ad attuare un presidio fuori dalla fabbrica. Già il fatto stesso che abbia incitato a manifestare per i diritti degli operai italiani chi in città non ha mai lottato per loro ha tolto attendibilità all’ iniziativa. Ma poi i camerati, probabilmente redarguiti da più alti livelli per aver osato tanto, hanno fatto rapidamente marcia indietro. Infatti per i primi giorni di ottobre hanno convocato un incontro pubblico riparatore con “esperti” quali l’on. Cristina Almici di “Fratelli d’Italia” e l’on. Fabrizio Benzoni di “Azione”.
La prima esponente del partito della presidente del Consiglio, che non ha alcuna intenzione di assumersi le sue responsabilità sull’ IVECO per impedire il peggio, esercitando la golden share.
Il secondo, esponente in Loggia di quel partito riferimento politico della sindaca Castelletti, sostiene che i Bresciani dovrebbero essere grati all’a2a per le vantaggiose tariffe che gli propina. E’ lui che riconosce lo squadrismo come interlocutore dell’amministrazione comunale. La credibilità del tutto perciò è scesa a zero.
Il combinato disposto che abbiamo illustrato ha portato infine all’ esplosione di rabbia che abbiamo descritto all’ inizio.
La provocazione del 27 settembre comunque non ha scalfito l’iniziativa promossa dal Coordinamento Palestina.
La mobilitazione non si spegne. La solidarietà non si ferma. L’USB ha già annunciato infatti nuove mobilitazioni per la prossima settimana, in coincidenza con l’arrivo della flotilla, rilanciando l’appello a non lasciar calare l’attenzione su Gaza.
FRANCESCO ROVARICH

