Mentre Gaza continua a subire le violenze delle soldataglie di fanatici assassini israeliani, il genocidio del popolo palestinese sembra essere scivolato lentamente fuori dai radar dell’informazione. Dopo mesi di immagini impossibili da ignorare, televisioni e giornali hanno progressivamente abbassato il sipario, mentre sui social network censura algoritmica, limitazioni e oscuramenti rendono sempre più difficile perfino mostrare ciò che accade. Ma la guerra non si è fermata. E nemmeno il massacro.
Gli Stati Uniti sostengono nel frattempo da par loro apertamente i sionisti genocidi e una strategia di guerra permanente, con l’Europa che resta immobile, succube e politicamente inesistente.
Dinanzi a tutto questo scempio c’è chi sceglie di non voltarsi dall’altra parte.
Lo sciopero generale proclamato dall’USB per il 18 maggio nasce da qui: dalla convinzione che non sia più possibile separare la questione sociale dalla questione della guerra. Perché oggi salari bassi, precarietà, smantellamento del welfare e militarizzazione dell’economia fanno parte dello stesso modello politico.

Miliardi si trovano subito per il riarmo, mentre scuole, sanità e trasporti pubblici vengono impoveriti. Si invoca la “sicurezza” mentre si restringono gli spazi democratici e si colpisce perfino il diritto di sciopero. Non è un caso che, proprio in queste settimane, sia tornata al centro la discussione sulla legge 146 del 1990, che limita pesantemente l’esercizio dello sciopero nei servizi pubblici essenziali.
Su questo terreno è significativa la decisione del Comitato Europeo per i Diritti Sociali, intervenuto dopo una denuncia presentata dall’USB contro le limitazioni imposte in Italia al conflitto sindacale. Un fatto che conferma quanto il diritto di sciopero venga sempre più considerato un ostacolo da ridurre, anziché una garanzia democratica da difendere.
Per questo il 18 maggio non sarà soltanto una mobilitazione sindacale. Sarà una giornata politica contro la guerra, contro il genocidio del popolo palestinese, contro il riarmo europeo e contro un modello sociale che chiede sacrifici ai lavoratori mentre protegge interessi militari e finanziari.
Anche Brescia scenderà in piazza. Nel pomeriggio di lunedì 18 maggio è prevista una manifestazione in Piazza Duomo, per portare anche nel nostro territorio una voce chiara contro la guerra e contro la complicità dell’Occidente.

L’Assemblea Provinciale Bresciana di “Potere al Popolo!” aderisce convintamente alla mobilitazione e sostiene la ripartenza della Freedom Flotilla, simbolo concreto di solidarietà internazionale e di resistenza civile contro l’assedio di Gaza. Perché rompere il silenzio oggi significa anche sostenere chi prova materialmente a portare aiuti umanitari e a sfidare la lenta agonia imposta dai sionisti al popolo palestinese.

In un tempo di conformismo, silenzi e repressione del dissenso, esserci diventa una scelta politica. E oggi più che mai, una necessità.
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