BRESCIA IN MARCIA CONTRO LE LORO GUERRE E LA NOSTRA MISERIA

A Brescia, provincia operaia e insieme territorio profondamente intrecciato all’industria militare e alla logistica della guerra, lo sciopero generale del 18 maggio non poteva avere un significato soltanto sindacale.

La mobilitazione proclamata in tutta Italia dall’USB e appoggiata da Potere al Popolo! contro salari da fame, precarietà, smantellamento del welfare e riarmo ha assunto anche qui un carattere apertamente politico: contro un modello economico che chiede sacrifici ai lavoratori mentre miliardi vengono destinati alle spese militari, alla NATO e all’economia di guerra.

Nel tardo pomeriggio lavoratori, attivisti e solidali sono scesi in piazza a Brescia, città che da anni rappresenta uno dei nodi italiani della produzione armiera e della logistica collegata ai conflitti internazionali. Una realtà che riguarda non solo il sistema industriale provinciale, ma anche infrastrutture strategiche come l’aeroporto di Montichiari, più volte indicato come snodo dei traffici militari e dei trasporti di armamenti.

Nella manifestazione bresciana era inoltre forte il richiamo alla Palestina e a Gaza: bandiere palestinesi, slogan contro il genocidio e contro la complicità del governo italiano hanno attraversato il corteo, legando l’opposizione sociale alla denuncia della guerra permanente e del genocidio in corso nella Striscia.

Il  legame tra lotta sociale e opposizione alla guerra è apparso insomma ieri più chiaro che mai: mentre aumentano bollette, precarietà e impoverimento, il complesso militare-industriale continua a prosperare sulle spalle delle classi popolari.

In una fase storica segnata da guerra permanente, repressione sociale e smantellamento dei diritti, ogni sciopero generale che rompe il clima di passività e rimette al centro il conflitto di classe rappresenta un segnale politico importante.

REDAZIONE