UNA MOSTRA CHE APRE UN DIALOGO
Dal 1° agosto al 4 ottobre lo SpazioMuseion del Parco delle Terme di Boario ospita “Pippa Bacca: dal mito al viaggio”, una mostra dedicata a una delle figure più intense e originali dell’arte contemporanea italiana. L’iniziativa, promossa dal collettivo ARIS – Artisti Risorti, non rappresenta soltanto un nuovo appuntamento espositivo, ma anche una riflessione sul significato dell’arte come esperienza di relazione, fiducia e incontro.

Ad inaugurare la mostra sono stati gli stessi promotori dello SpazioMuseion, nato nel 2025 all’interno del Parco delle Terme. Nel presentare il progetto, Ferdinando Cinini ha spiegato come la scelta di dedicare un’esposizione a Pippa Bacca nasca da una profonda affinità ideale: per entrambi l’arte non è semplice produzione di oggetti estetici, ma un gesto capace di costruire rapporti umani, trasformando il quotidiano in simbolo e il linguaggio artistico in testimonianza etica.

UN PERCORSO ATTRAVERSO MITO E FIABA
La mostra è stata curata da Rosalia Pasqualino di Marineo, sorella dell’artista e custode della sua memoria. Più che offrire una lettura critica delle opere, Rosalia invita il visitatore a lasciarsi interrogare direttamente da esse. Il percorso accompagna così il pubblico attraverso le principali tappe della ricerca di Pippa Bacca, mettendone in luce la sorprendente coerenza.
Le prime opere prendono ispirazione dal mito. L’ artista reinterpretò le “Mater Matutae”, antiche figure della fertilità, con la leggerezza dei ritagli di carta e diventano immagini della maternità e della forza generatrice della vita.

Le “Sirene”, invece, perdono ogni carattere minaccioso della tradizione classica per trasformarsi in figure leggere e accoglienti, simboli di un rapporto positivo con l’altro.

Dal mito il percorso conduce poi alla fiaba. Nella serie “Nata dal ruscello”, ispirata a un racconto scritto da un amico dell’artista, la lugubre vicenda originaria destinata a concludersi nella morte viene trasformata in un’immagine di rinascita: il bambino diventa un albero e dall’albero nasce nuova vita. È una metafora della continuità dell’esistenza, nella quale la vita prevale sulla distruzione.

IL VIAGGIO COME INCONTRO
Un altro nucleo della mostra racconta la passione di Pippa Bacca per il viaggio. Per anni l’artista ha attraversato l’Italia e molti altri Paesi in autostop, fotografando le persone che le offrivano un passaggio. Da quelle immagini nascerà la serie “Più oltre”, nella quale gli stessi viaggiatori vengono ritagliati assumendo la forma dei mezzi di trasporto.

Il viaggio, però, non rappresenta semplicemente uno spostamento nello spazio. È soprattutto un’esperienza di fiducia reciproca, nella quale ogni incontro diventa parte del cammino e ogni persona contribuisce a costruire un racconto collettivo.
IL MESSAGGIO DI “SPOSE IN VIAGGIO”
L’itinerario culmina naturalmente con Spose in viaggio, la performance iniziata l’8 marzo 2008. Vestita da sposa, Pippa partì in autostop da Milano con l’intenzione di attraversare Paesi segnati dalla guerra fino a raggiungere Gerusalemme. Al centro del progetto non c’era soltanto il viaggio, ma soprattutto l’incontro con le ostetriche dei luoghi attraversati, alle quali l’artista lavava i piedi in segno di riconoscenza verso chi accompagna la nascita della vita proprio nei territori feriti dalla violenza.

Il tragico assassinio dell’artista in Turchia pose fine a quel viaggio, ma non riuscì a spegnerne il significato. Come emerge con forza dall’esposizione di Boario, il messaggio di Pippa Bacca non coincide con la sua morte, bensì con una fiducia radicale nell’altro e con la convinzione che l’incontro tra le persone possa ancora rappresentare una possibilità di pace.

L’ARTE COME GESTO CIVILE
La mostra evita ogni forma di celebrazione retorica e restituisce invece la complessità di un percorso artistico nel quale mito, fiaba, maternità, viaggio e relazione diventano linguaggi diversi di una stessa ricerca.
In questo senso appare particolarmente significativa la scelta degli Artisti Risorti di ospitare l’opera di Pippa Bacca nel proprio spazio: non un omaggio formale, ma il riconoscimento di una comune idea dell’arte come esperienza capace di interrogare il presente e di costruire legami.

È proprio questo dialogo tra percorsi differenti a fare della mostra uno degli appuntamenti culturali più interessanti dell’estate camuna: un invito a guardare le opere non come semplici immagini, ma come occasioni per riflettere sul valore della fiducia, della cura e dell’incontro con l’altro.
FILIPPO RONCHI

